martedì 27 giugno 2017

MORIAS ENKOMION. UN ELOGIO DELLA FOLLIA MOLTO PARTICOLARE.

Qualche settimana fa ricorderete sicuramente, vi ho parlato del gruppo di ballo creato da Arianna Mecozzi danzatrice, coreografa e insegnante appassionata alla antica arte della danza orientale
Ci siamo! Lo spettacolo organizzato quest’anno è pronto al debutto, per chi non lo sapesse al Teatro Vascello di Roma il primo luglio prossimo. Morias Enkomion, ispirato al noto saggio del 1509 di Erasmo da Rotterdam L’Elogio della Follia, ci dice Arianna è il naturale proseguimento del filo logico che segue da anni nella realizzazione delle sue creazioni, sempre in quella particolare e visionaria idea della danza come mezzo per raffigurare gli aspetti profondi della realtà, spesso quelli che stanno sotto gli occhi di tutti ma che a molti sfuggono o non riescono a vedere. “L’ispirazione all'Elogio di Erasmo scaturisce da un semplice ragionamento: tutti nasciamo con una testa che è come un foglio bianco pronto a recepire quello che ci insegnano, ma poi la società tende a voler mettere da parte o cancellare tutte le nostre idee, la nostra fantasia (o la follia se volete) che ognuno di noi naturalmente sviluppa”, in pratica questo spettacolo dice Arianna “vuole essere un elogio alla genialità di ognuno di noi e che la società moderna vorrebbe a tutti i costi reprimere” (credo che Erasmo stesso gradirebbe questa particolare visione della sua opera). Importante in tal senso la brochure introduttiva comprensiva della scaletta dello spettacolo, che sarà consegnata all'ingresso in sala, per cogliere pienamente lo spirito della rappresentazione.
Come accennavo l’ispirazione, dice Arianna che le è venuta per caso ma ho capito che il caso per chi vive le sue passioni intensamente è solo conseguenza della applicazione quotidiana, L’Elogio della Follia di Erasmo è anche un elogio alla dedizione che lei e le ragazze del corpo di ballo mettono nel definire e interpretare (un po’ folle ecco, come per un artista deve essere) i brani musicali, mai scelti a caso e collegati sempre sapientemente da quel filo.

Momenti delle prova generale.
Secondo Arianna l’elogio va fatto anche e soprattutto alle ballerine che forse mai come quest’anno si sono applicate e hanno ottenuto risultati così buoni. “Parliamo di imparare quattro e anche cinque coreografie differenti al mese spesso senza neanche un ripasso approfondito”, questo sicuramente è il risultato di anni di lavoro insieme e il raggiungere un affiatamento completo con la loro insegnante, non dimenticando la vera particolarità che secondo me rende lo spettacolo davvero riuscito: ogni pezzo è interpretato da più gruppi di ballerine e contiene altrettante coreografie che si affiancano, intersecano, sovrappongono senza “disturbarsi” minimamente e senza soluzione di continuità (alla fine qualche breve video rubato durante le prove rende questo concetto, ma lo spettacolo completo va assolutamente visto).
L’interpretazione dei brani è fondamentale: particolari apparentemente di secondo piano come i colori hanno lo scopo di denotare invece certi stati d’animo o anche la seriosità delle ballerine che poi diventa ilarità definisce ancora quegli stati d’animo, sempre nell'idea di fondo che “la felicità del foglio bianco da scrivere è solo apparente e che quando esprimi davvero ciò che pensi, quello che sei, che ti piace o che fai allora arrivano i problemi in quanto ti attaccano perché fuori dagli schemi, dalla norma”. Il Folle appunto.



Altri istanti della prova.

Il finale poi è degno di particolare nota in quanto ispirato al celebre The Wall dei Pink Floyd, che calza a pennello nel discorso e conclude più che meritatamente la rappresentazione perché il muro è quello, ormai scontato lo abbiamo capito, che la società vuole costruire allo scopo di isolarti dagli altri ma soprattutto isolare le idee di ognuno da tutte le altre, e contrapposta c’è la reazione in cui l’individuo dice: “ok tu costruisci tutti i muri che vuoi, ma io vado avanti lo stesso con quello in cui credo”.
Capitolo a parte Arianna lo dedica alle bambine che fanno parte del corpo di ballo (un altro piccolo capolavoro della coreografa questo che non potete davvero perdere) , le quali a loro modo divertendosi ed esprimendosi come solo a quell'età è possibile si sono “incastonate” perfettamente nella trama logica dello spettacolo con estrema naturalezza e sorprendente bravura. Le basi del futuro della danza orientale sono pronte…


Ancora dalla prova generale.
Una piccola anticipazione Arianna ce la dà sullo spettacolo che sta già studiando per l’anno prossimo , partendo dall'introspezione di Morias Enkomion vorrà trattare ancora dell’argomento umanità ma stavolta dal punto di vista femminile, sempre con un altro titolo preso dal nostro illustre passato delle lettere antiche, che non dimentichiamo sono parte integrante del background culturale di questa brava danzatrice: Per Aspera ad Astra.
Allora ricordo: primo luglio Teatro Vascello, Via G. Carini 78 Roma ore 21:00.
Resta solo da dire: venite e buon divertimento!

mercoledì 21 giugno 2017

D.L. 2287-bis. LA CECITA’ DEL GOVERNO.

Previsione e adattamento. Questa è la migliore definizione che abbia mai sentito del concetto di intelligenza umana, e aggiungo come corollario la lungimiranza.Scrivo queste cose in riferimento a ciò che il nostro governo in carica, che pomposità le parole governo e carica riferite a questi signori piccoli piccoli così…., sta per fare e cioè approvare il D.L. 2287-bis senza l’emendamento “Ranucci- Fasiolo”, che in principio era invece stato accettato e prevedeva una graduale diminuzione ma non eliminazione del numero di animali all'interno delle attività circensi che si svolgono sul territorio italiano.

Probabilmente ho esagerato e iniziato troppo pomposamente a scrivere, qui non si tratta di intelligenza dimostrata o meno dal nostro governo e dai ministri che lo compongono ma di ben altro: anche un bambino capirebbe infatti che il Circo, quello che io e molte altre persone della mia età e più grandi conosciamo bene, senza l’ausilio degli animali addestrati non sarebbe più il Circo.
Questa semplice e breve parola solo pronunciandola evoca sensazioni, piaceri, un benessere generale e ricordi, si ricordi perché è da piccoli che papà e mamma ci portano la prima volta al Circo e come si sa è da piccoli che si fanno le esperienze più importanti della nostra vita quelle che non si dimenticano più.
E’ il Circo quel luogo magico dove ogni bambino impara a conoscere forme e comportamenti di molti animali che poi purtroppo a causa del crescere spesso in grandi città e lo svolgere professioni cosiddette “normali” non avrà più modo di frequentare, ma fino a quando? Fino a che dopo aver “messo su” famiglia e al mondo a sua volta dei bambini non li porterà al Circo per fare piacere ai figli e, non lo possiamo negare, anche il suo personale: ecco il cerchio si chiude. L’adulto per due ore torna ad essere il bambino che i suoi genitori portavano per mano in un luogo che più distante dalla sua vita quotidiana non poteva essere, ma nel frattempo più vicino a quello che la natura ha creato non avrebbe potuto.


Ecco io scrivo queste due righe per ringraziare il nostro altissimo governo, e scrivo governo con la minuscola per la stessa ragione per cui ho scritto Circo con la maiuscola, di cercare in tutti i modi e a questo punto stento a credere non ci possa riuscire di distruggere i sogni di tutti quei bambini che diventeranno adulti e non potranno per quelle due piccole ore tornare ad essere piccoli insieme ai loro figli.
L’ho presa alla lontana è vero, ma ci torno sopra più chiaramente: forse ho sopravvalutato anche me stesso.
Qui, lo dico ancora, non è corretto parlare di intelligenza e lungimiranza perché i signori che decidono per nostro mandato ve lo ricordo: per nostro mandato, non sono affatto stupidi e lo dimostrano ogni qual volta si tratta di emettere leggi e decreti che tornino a loro vantaggio, quindi il fatto che un settore tra l’altro riconosciuto e incluso nell’ambito delle attività dello Spettacolo e quindi di importanza superiore ad altre sia ovviamente destinato ad una neppure troppo lenta decadenza. Non voglio fare ipotesi tragiche ma questa probabilmente sarà la realtà, salvo come annunciato recentemente dal Presidente dell’ Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni i Circensi non decidano per un volontario esilio in paesi europei in cui la cultura e l’apprezzamento per questa nobile professione sono ancora sinceri e genuini.
Ciò ovviamente non toglie il fatto che in Italia il Circo con gli animali resterà solamente un ricordo, con buona pace di chi lo ha contrastato da sempre come la L.A.V. (che per il nome che porta di ben altre situazioni, quelle davvero gravi, dovrebbe occuparsi) e i suoi pseudo-attivisti o ancora tutti quelli forse ancora più vigliacchi che hanno sempre pensato male dei circhi (ne conosco anch'io…) e non l’hanno mai espresso pubblicamente.

Sottolineo ancora una volta e non solo per dovere, ma gli addetti ai lavori lo sanno bene, il profilo economico di tutta la questione che io tra l’altro ritengo essere quello che ha determinato e determinerà certe decisioni e porterà alla non improbabile ipotesi che ho espresso sopra. Questi animali sequestrati ai Circhi verranno affidati a dei centri di recupero che avranno forti sovvenzioni (ne ho parlato ampiamente qui , qui , qui e qui) e senza una lungimiranza eccessiva non riusciranno a sopravvivere a lungo in ambienti a loro sconosciuti e non consoni alle abitudini prese da anni con le loro famiglie umane.
Ancora una volta l’essere uomo dalla sua altezza (non certo morale) e potenza (non certo fisica) decide la sorte di qualcuno che non ha alcun modo ne alcun diritto di difendersi, e ciò che proprio non digerisco è che queste decisioni saranno state prese per favorire economicamente persone e organizzazioni che non pensano affatto, se non nello sbandierarlo falsamente in ogni dove, al benessere degli animali.
A questo punto faccio solo una domanda al nostro governo. Quando in nostri ragazzi tra molti anni andranno in visita, in vacanza, per motivi di studio o di lavoro in altri paesi, come ormai questa globalizzazione impone e vedranno cosa è davvero un Circo chiederanno a genitori e nonni perché in Italia non ce ne sono di uguali, cosa gli risponderete? Facciamo un altro Decreto Legge?
#bisognapensare

lunedì 19 giugno 2017

CARO GASSMAN HAI TORTO, E TI SPIEGO PERCHE'

Caro Gassmann non è la prima volta, e sospetto fortemente non sarà neanche l'ultima visti i precedenti, che esprimendo su twitter il suo pensiero in merito ad argomenti che sono sicuramente di grande importanza si scontri con il pensiero (ed il pensiero vale la medesima moneta per tutti, specialmente li dove tutti esprimono il loro parere allo stesso modo, presidenti degli Stati Uniti d'America e idraulici) di chi è solito come lei frequentare il social dei 140 caratteri.
Avere delle opinioni forti e chiare come dico io è una qualità che si deve apprezzare e quindi non ho la minima intenzione di criticare chi della parola, scritta o espressa con la bocca, ne ha fatto addirittura come lei una bellissima professione e di gran valore artistico senza dubbio.
Il punto che voglio mettere a fuoco sulla questione degli extracomunitari in Italia e anche dello "ius soli" di cui negli ultimi giorni si fa un gran parlare ovunque, me lo ha svelato proprio il suo tweet: il fatto che milioni di persone pensino, esattamente come lei signor Gassmann ha scritto, che la manovalanza di questi disgraziati provenienti da paesi in enorme difficoltà, e a causa di guerre e perché da sempre noi paesi industrializzati gli abbiamo impedito di migliorarsi, sia ormai necessaria all'interno di attività lavorative che svolgiamo da sempre e che invece ora sembra non possano andare avanti in altro modo che "affidandole" (e ci sarebbe un enorme discorso da aprire sullo sfruttamento che si fa degli extracomunitari qui in Italia ma troppo lungo da inserire qui) a questi disperati.
Il mio pensiero, lo esprimo meglio qui che con un freddo tweet, è che non è affatto così: o meglio non lo sarebbe.

Negli ultimi venticinque anni sono stati "sfornati" dalle nostre strutture educative, e sto facendo un complimento al sistema scolastico e universitario che abbiamo, centinaia di migliaia fra diplomati e laureati. Quanti di loro hanno trovato un lavoro o professione che rispondesse realmente alle aspettative del momento in cui genitori e figli assieme hanno deciso di intraprendere quel tale percorso formativo?
Non azzardo ipotesi ma sicuramente molti meno di quanti ci si aspettasse, probabilmente perché nel frattempo sono cambiate molte condizioni nel mercato del lavoro o perché molto più semplicemente solo alcuni 60/60 e 110 cum lode erano davvero meritati, figuriamoci quelli che non sono riusciti a diplomarsi o laurearsi col massimo, o ancora perché alcuni insegnanti hanno pensato bene, invece di applicarsi intensamente alla loro delicatissima professione, ad "arrivare alla pensione" e il risultato ovvio è stato una marea di persone con titoli di studio equivalenti al valore dopo il 29 Ottobre 1929 delle azioni che erano state emesse negli Stati Uniti: carta straccia!
L'errore madornale è stato proprio lì: "figlio mio, a scuola ci sei andato e il titolo ce l'hai, se non trovi lavoro aspettiamo e intanto stai a casa con mamma e papà".
Al contrario il ragionamento doveva essere: " figlio mio, a scuola ci sei andato e il titolo ce l'hai, se non trovi lavoro intanto vai a fare quello che trovi".
Ecco dove è il punto signor Gassmann, non gliene faccio una colpa anche se noto purtroppo che in tanti ormai la pensano come lei, in molte altre nazioni si va a lavorare non si sta a casa ad aspettare "l'annunciazione", nazioni che tra pochi anni dovremo invidiare per forza di cose e da cui dovremo imparare molto.

Mi auguro che qualcuno comprenda a fondo quello che sta succedendo, ma sinceramente credo sia tardi, troppo tardi. Si dovrebbe imparare degli errori commessi, invece quello che riscontro ogni giorno è esattamente il contrario: è successo qualcosa, vabbè ma non deve mica succedere di nuovo....è successo a quello, vabbè ma mica deve succedere pure a me....c'è da raccogliere i pomodori o l'uva, vabbè ma mica lo devo fare io che ho studiato....servono manovali, muratori, elettricisti, idraulici, vabbè ma mica lo devo fare io che ho studiato....
Facciamolo fare a quei poveracci, e magari permettiamo anche di lasciare tutto in mano a organizzazioni che li sfruttano l'importante è che il sugo e il vino arrivino a tavola ma fino a quando? I soldi di mamma e papà finiscono, mamma e papà finiscono e poi? Ce la prenderemo con chi fa dei lavori umili, pardon fisicamente usuranti, o invece capiremo,troppo tardi, che è dipeso tutto da noi?

#bisognapensare.


giovedì 25 maggio 2017

FRANCESCO TOTTI. L'ULTIMO RE DI ROMA

Ecco ci siamo, il capolinea è arrivato. Arriva sempre ma questo è diverso, è il capolinea di una delle carriere sportive più grandi, più volute, più sofferte, più osannate, più invidiate, più criticate, più belle, più dense di avvenimenti, di sogni, di desideri, di possibilità, di vita insomma che ci siano mai state nella storia del calcio.
"Io ce so' nato a Roma" recita un passaggio della celebre Roma Capoccia di A. Venditti, io Francesco, spero mi scuserai se ti do del tu ma qualcosa mi impedisce di fare diversamente, sono nato a Roma una decina d'anni prima di te, lo dico perché è stata per me un'autentica fortuna in quanto ho avuto tutta la maturità necessaria per osservare da lontano, da tifoso, un ragazzino biondo che cresceva e imparava a diventare un gigante in quel gioco del calcio che come normale mi ha sempre affascinato ma che non ho potuto praticare, meno che meno poi ai tuoi livelli.
Ero ancora un ragazzino e mio padre, come sicuramente è stato per te e centinaia di migliaia di ragazzini in tutto il mondo, mi portava a vedere la sua squadra del cuore (una volta si diceva così) allo stadio. Una sola partita invero ricordo di quegli anni settanta, un Roma-Catanzaro persa 1 a 3 e l'unica cosa che riesco a distinguere bene è il vecchio maxischermo dell'Olimpico, una foto stampata nella memoria: Roma 1 Catanzaro 3, Palanca, Palanca, Palanca. Eppure io solo romanista avrei potuto rimanere tu lo sai il perché, lo senti scorrere nel sangue, ce l'hai nel dna, sottopelle, tu lo sai quello che si sente "dentro" quando qualcuno pronuncia il suo nome: Roma.

Roma la città antica forse più conosciuta della storia della terra è la città dove siamo nati, probabilmente dove io vorrei rimanere per sempre, nonostante tutto e tutti. Sulle sponde del Tevere da quando un certo Romolo dice la leggenda decise di costruire più di 2700 anni fa qualcosa che non aveva idea di che sarebbe diventato, sono successe tante di quelle cose che enciclopedie e libri di storia stentano a contenerle, ma chissà perché quando senti il suo nome immediatamente pensi a quei colori apparentemente in contrasto tra loro che invece ti accendono il cuore, ti animano una giornata o una serata, ti fanno cambiare umore, ti fanno gioire, arrabbiare, agitare, urlare, a volte ridere e altre piangere, litigare, insomma essere fiero di lei e di esserne tifoso.
Francesco Totti, il capitano più longevo della storia che la squadra col simbolo della lupa abbia mai avuto, forse il destino in questo ti ha voluto premiare come se solo un tifoso autentico e genuino potesse meritarsi questo onore, si in quanto sono sicuro che tu lo abbia sempre considerato un onore. Sono sicuro però allo stesso modo che è stato anche un fardello pesante da portarsi addosso ogni volta che sei sceso in campo contro le squadre cosiddette inferiori o quelle più blasonate o ancora nei derby, intendo il fardello del fuoriclasse immenso da cui ci si aspetta di tutto ma anche il fardello di volerlo fare questo di tutto anche da tifoso fin dentro le ossa, per questo sono sicuro che fare il calciatore per te non sia mai stato un mestiere e basta.
Hai attraversato una generazione intera venticinque anni giocando con quella sfera magica, magica lo diventava veramente solo nel momento in cui la toccavi dopo che ti era stata passata da un compagno, attraverso vittorie fantastiche e sconfitte altrettanto scottanti senza mai pensare di non rientrare in campo la partita successiva e non dare il solito cento per cento, già perché il calciatore comune spesso non riesce a mantenere lo stesso livello agonistico a lungo ma la differenza è tutta lì: tu non sei mai stato un calciatore come gli altri, la tua forza è sempre venuta dal cuore il tuo agonismo te lo ha sempre dato il tifoso dentro te, lo stesso tifoso che anche quando sa che la sua squadra ha ormai perso rimane a vedere la partita finché un signore vestito scuro non dice che è finita.
Sei simpatico a tanti ma probabilmente antipatico a tanti di più, questo è il destino di quasi tutti i personaggi famosi e figuriamoci poi quelli che giocano al calcio e questo la sai da sempre o perlomeno l'hai capito nel momento in cui il mondo ha iniziato a vedere che le traiettorie dei palloni giocati a te erano diverse da quelle degli altri, avrai fatto molti errori come tutti ma con la differenza che i tuoi erano ripresi nella maggior parte dei casi da fredde telecamere o moviole della domenica sera....
A proposito di telecamere anche con quelle ti è piaciuto giocare, ricordi quando sei salito al posto del cameraman dopo il pareggio al derby o ancora il selfie dopo il pareggio sempre al derby del gennaio 2015? La telecamera invece che non avrei mai voluto ti riprendesse è quella che fece vedere l'infortunio del 2006, ma come tutto il resto te lo sei lasciato scivolare addosso e qualche mese dopo hai fatto un bel viaggio in Germania coi compagni della Nazionale e così come niente fosse sei tornato in Italia Campione del mondo. Facile no?
Per niente facile direi specialmente quando hai gli occhi di tutti addosso amici e nemici, in senso sportivo ovvio, ma anche questo fa parte del gioco il grande gioco del calcio e a proposito vorrei dire una cosa: per anni si è parlato del tuo straordinario attaccamento alla maglia, roba d'altri tempi, glielo vuoi dire alla gente finalmente adesso che il tuo non è stato un attaccamento alla maglia come quello che altri campioni prima di te hanno dimostrato ma una cosa molto più grande: l'unica maglia che Francesco Totti avrebbe mai potuto indossare era quella giallorossa, perché quando hai "er core grosso, mezzo giallo e mezzo rosso" è così e basta.
Per questa maglia Francesco hai "sopportato" allenatori e dirigenti di ogni tipo che hanno preteso chissà quali cose da te, non faccio polemiche sia chiaro né critico persone che non conosco, e hai anche ad un certo punto pensato di lasciarci per andare chissà dove a far vedere le tue qualità straordinarie. In altre squadre europee il tuo "cucchiaio" o i tuoi "tacchi" o ancora i passaggi al volo di oltre trenta metri, le verticalizzazioni improvvise e il senso della posizione sarebbero stati premiati, non solo in termini economici, probabilmente più che qui ma penso che alla fine tu non sia andato via perché poi a batterti le mani e ad urlare il tuo nome non saremmo stati noi poveri tifosi romanisti ma degli sconosciuti.
Non potrò, non potremo, mai dimenticare quel tuo personalissimo e fammelo dire dolcissimo modo di esultare col pollice in bocca, come fanno i bambini piccolissimi nella culla o il lettino, perché la tua culla France' è stata questa città unica e piena di capolavori, capolavori a cui negli ultimi venticinque anni come dice il comune amico Enzo Salvi se ne è aggiunto un altro: Francesco Totti, il Capitano.
Quella sensazione che mi sale quando ti vedo entrare in campo dalla prossima settimana non la proverò più, ho capito però perché tu l'hai resa così forte: in campo non scende solamente il più grande campione che la Roma abbia mai avuto, il capitano da vent'anni, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi a detta dei tanti tuoi colleghi che ti hanno affrontato, scende anche il tifoso che è dentro me dalla prima volta che i colori di questa grande squadra mi hanno fatto piangere di gioia, come se ogni tifoso della Roma potesse giocare insieme a te.
E quando domenica sera (?) sentirai l'arbitro fischiare tre volte, tranquillo Francesco: quella non sarà la fine di una carriera ma l'inizio di una leggenda.
Grazie Capitano.

martedì 23 maggio 2017

LA DANZA ORIENTALE – ARTE ANTICA, PASSIONE MODERNA

Chi mi ha già letto sa bene che l’altra mia passione oltre quella per gli animali è lo spettacolo e quindi l’arte in generale.
Abbiamo scritto di attori e registi, il nostro amico oltre che come sapete amante degli animali Enzo Salvi , Claudio InsegnoMassimo BoldiPino Quartullo, Nancy Brilli, Loredana De Nardis, sono solo alcuni.
Oggi vi racconto di una delle più belle forme di comunicazione artistica, quella del linguaggio del corpo accompagnato dalla musica: la danza orientale, e ve la racconto attraverso il percorso di una danzatrice, coreografa, maestra di ballo ma non solo, da sempre immersa nella cultura del corpo: Arianna Mecozzi.



Arianna Mecozzi durante una esibizione

Frequenta fin da giovanissima il mondo dello sport, pratica ginnastica artistica, nuoto, kick boxing e culturismo. Insegna fitness dall’età di 15 anni (ha conseguito il terzo livello Reeebok di step coreografico ma sul suo sito http://www.ariannamecozzi.it  potete vedere le innumerevoli qualifiche conseguite prima nel fitness poi nella danza orientale oltre che come giudice nazionale e internazionale), frequenta corsi di danza applicata allo step in quanto da sempre attirata dal movimento abbinato alla musica e qui conosce e si appassiona enormemente alla danza orientale, il passo da un gruppo spettacolo all’insegnamento è breve: dal 2008 insegna alla palestra Full Dance 
Italia di San Cesareo, Roma ( http://www.fulldance.it/) e fonda un suo gruppo di ballo “El Benu Group”
(andate a curiosare su facebook https://www.facebook.com/ElBenuGroup/?ref=ts&fref=ts ), Benu vuole la leggenda è l’uccello sacro dal colore oro e rosso protettore di Venere che, come la Fenice, ogni cinquecento anni risorge dalle proprie ceneri.



Arianna durante un’altra esibizione

Palestra non rende giustizia alla Full Dance, dal 1992 si svolgono corsi di danza agonistica o da balera, standard, balli latini, di coppia o gruppo, tap dance, danze caraibiche, karate, kung fu, fitness, full contact e danza del ventre. E’ affiliata alla Federazione Italiana Danza Sportiva FSC C.O.N.I. e dalle sue sale sono usciti vincitori di innumerevoli concorsi nazionali e internazionali di tap dance e dance show (solo una trentina a livello europeo e mondiale) grazie alla nota coreografa Graziella Di Marco.
Ed è qui che Arianna Mecozzi ha deciso di affinare le sue capacità e sviluppare le sue potenzialità, le sue ma non solo: anche quelle del numeroso gruppo che la segue, una cinquantina tra giovanissime, ragazze, e mamme di cui parlerò prossimamente.




Momenti di uno spettacolo

Ricorda che il primo gruppo di ballo era composto da una decina di appassionate, ma in soli tre anni è riuscita a creare un folto laboratorio coreografico.
Sono del 2009 con “Orizzonti” e del 2010 con “Sensazioni” le prime prove spettacolo, ben oltre il concetto di saggio, in cui è già ben visibile lo stile personalissimo della danzatrice-coreografa, uno stile in cui la musica orientale viene piacevolmente “contaminata” da altri generi molto più popolari e conosciuti alle nostre orecchie.
Ricordiamo i veri e propri spettacoli a partire da quello allestito al Teatro Bagaglino di Roma del 2012 “Hollywood Boulevard”, filo conduttore le colonne sonore di famose produzioni cinematografiche, quelli del 2013-2014-2015 e 2016 allestiti con maestria e
professionalità al Teatro Greco di Roma con temi ogni volta profondi che vanno da quello della bellezza della vita (La Vie en rose 2013) a quello della distruzione del mondo (Destruction 2014) con la conseguente rinascita (Ad Vitam Reditus 2015), fino a quello dello scorso anno, un autentico affresco della società odierna (Once Upon a Time), si possono vedere alcuni brani di questi nei video a fine articolo.


Momenti delle prove

Alla spontanea domanda sul criterio adottato nello scegliere le musiche per i suoi spettacoli, la risposta è davvero spiazzante: “Non scelgo io le musiche per i brani ma sono loro a scegliere me“, in pratica è la vibrazione che riesce a trasmetterle la musica stessa ad ispirarla, sia riguardo al tema dello spettacolo che alla creazione delle coreografie stesse le quali ne rappresentano l’anima più profonda; questa danzatrice che potremmo senza esagerare definire una “visionaria della danza”, così facendo riesce a produrre dei movimenti abbinati a dei suoni molto particolari e grazie ad un sapiente ma mai esagerato e continuo cambio di ritmi, musiche, colori, tiene l’attenzione di chi assiste allo spettacolo autenticamente viva, anche grazie all’intelligente espediente di una quasi totale assenza di pause tra un brano ed il successivo.
Le chiedo se sia difficile riuscire a “mettere d’accordo” un corpo composto da circa cinquanta persone, che ricordiamo non sono ballerine professioniste ma proprio per questo ancora più apprezzabili, e la risposta viene da sé quando mi spiega che fondamentale è l’affiatamento tra danzatrici, rifacendosi alla concezione classica della danza orientale quella delle Almee, antiche danzatrici colte egiziane che hanno origine nell’Egitto del IX secolo, tutte donne e unite fra loro da una sintonia pressoché totale, come fossero sorelle.
E’ esattamente qui il punto focale: Arianna trasmette, e vi posso assicurare che solo guardandole provare ci si rende conto che è così, alle sue danzatrici la passione per la danza intesa come espressione altissima della vita e riesce col ballo a “tirare fuori” tutta quella parte che spesso le donne tengono dentro di sé.
Questa che definirei energia esplosiva del corpo si riflette nell’esteticità della danza del ventre, che la fa da padrona, come ho detto contaminata dalla sua conoscenza di altre danze e anche del fitness, in quanto ricordo è parte integrante del background di Arianna Mecozzi e punto di partenza da cui ha sviluppato questa personale interpretazione della danza orientale.
Entrando un momento più nel tecnico mi spiega che quando provano riescono ad avere una cognizione totale dello spazio attorno e difficoltà legate per esempio alle dimensioni del palco dove si esibiscono svaniscono, anche grazie ad una versatilità che altre danzatrici di professione magari non hanno, data loro proprio dalla diversità di musiche e movimenti a cui sono abituate.
Concluderei dicendo che di tutte le forme di arte legate al movimento, quella della danza è una delle più nobili perché come avrete ormai capito ci si dedica per ottenere risultati significativi anima e corpo, il caro vecchio “mens sana in corpore sano” dei nostri antenati direi che in questo caso calza alla perfezione. Ballare comunque, che sia a livello amatoriale o professionale, fa sempre bene e soprattutto non è qualcosa che si può improvvisare da un giorno all’altro, come invece succede in alcune strutture che per attirare persone organizzano corsi tenuti da chi non è all’altezza.
E’ praticamente pronto lo spettacolo che sarà rappresentato il prossimo primo luglio al Teatro Vascello sempre a Roma e dati i precedenti e presupposti non possiamo che essere in trepidante attesa, siete tutti invitati.
Ma di questo vi parlerò la prossima volta….













giovedì 27 aprile 2017

IL PARERE DEL PRESIDENTE DELL’ENTE NAZIONALE CIRCHI ANTONIO BUCCIONI SUL DECRETO 2287-bis

Altra tappa del percorso intrapreso di analisi da fuori e dentro della realtà circense italiana in riferimento al DDL 2287 bis sulla dismissione degli animali dai circhi ( ne ho parlato qui http://www.wuoow.com/circhi-animali-e-animalisti-una-verita-troppe-bugie/ e qui http://www.wuoow.com/il-dottor-riccardo-mancini-medico-veterinario-di-animali-molto-speciali/ ), di tale realtà oggi ho avuto il piacere di parlare con qualcuno che proprio grazie alla carica che ricopre da anni conosce bene per forza di cose: il Presidente dell' Ente Nazionale Circhi, incarico che riveste dall'inizio del 2011, il Dottor Antonio Buccioni.



Entriamo immediatamente nel vivo della conversazione: "E' evidente che immaginare un circo italiano senza la presenza degli animali non può non destare una preoccupazione in ordine alla sua sostenibilità e sopravvivenza. Volendo fare una premessa di carattere storico se guardiamo a qualche anno fa possiamo dire che a partire dall'ultimo venticinquennio del secolo scorso circa, parliamo della realtà italiana, il mondo della comunicazione e dello spettacolo in generale sono stati rivoluzionati dalla esplosione di quello che si può definire lo spettacolo domestico con delle motivazioni e ragioni a mio avviso serie e profonde, in pratica allo scopo di allontanare le persone tra loro, dai luoghi di aggregazione, dalle strade per chiuderli il più possibile all'interno delle mura di casa. Questo mutamento sociale ha avuto delle conseguenze epocali e nello specifico del Circo la sua resistenza ha obiettivamente del miracoloso".

Ci dice il Presidente Buccioni, parlando di cifre e prendendo come termine di paragone un settore che fa parte anch'esso dello spettacolo, " L'industria cinematografica ha perduto la maggior parte dei suoi spettatori rispetto agli anni '60-'70, periodo in cui venivano strappati annualmente circa seicento milioni di biglietti (cifra tra l'altro sottostimata) mentre oggi il settore festeggia quando si raggiungono i cento milioni di tagliandi.
Pur essendo mutato radicalmente nella struttura logistica che tecnologica, siamo passati ad esempio dalle sedie di legno mobili alle poltroncine riscaldate o refrigerate a seconda del periodo dell'anno, dalle sale singole ai multiplex e ai megaplex, non volendo considerare parcheggi riservati e custoditi, o tutto il merchandising attorno, come negozi per fare shopping con bar e tavole calde annessi (i grandi centri commerciali ne sono esempio lampante), eppure i risultati di mercato sono spesso scarsi.
Ecco, in un contesto come questo il Circo ha resistito stoicamente anche perché lo Stato lo ha praticamente escluso aiutandolo meno che minimamente, facendo mancare la sua presenza perfino dal punto di vista logistico" (bisogna ricordare quanto sia importante la logistica per uno spettacolo itinerante?).
Il Presidente dell’E. N. C. Antonio Buccioni


Per quanto riguarda l'argomento animali, il Presidente Buccioni dichiara che la sua posizione più radicale non potrebbe essere: "L'Ente Nazionale Circhi è per una regolamentazione della presenza, se possibile ancora più rigorosa di quella esistente, degli animali nei circhi al fine di evitarne una acritica e ideologica eliminazione. Detto questo nell'ipotesi di una presa di posizione definitiva da parte della Repubblica, essendo assolutamente convinti dati alla mano che nessuno sia in grado di tenere gli esemplari meglio della categoria circense, e storicamente parlando in particolare non certo i soggetti che la realtà italiana esprime oggi, l'ENC sarà intenzionato, supportato dalla stragrande maggioranza delle strutture, ad indicare la via dell'esilio proprio perché consegnare gli animali sarebbe una resa incondizionata, che la categoria non merita.
Tutto ciò allo scopo di evitare le fantasie e gli interessi di quanti vorrebbero fare incetta dei nostri amici non umani", affermando che per lui la detenzione degli esemplari all'interno di strutture non circensi rimarrà un sogno irrealizzato. "Quando vengono a scendere sotto la soglia della tranquillità i margini di democrazia e pluralismo, è già successo per altre categorie, la dignità impone delle scelte forti ma che si confacciano alla natura di chi opera come i circensi in un ambito che non è possibile sfigurare, stravolgere alla base come sembra si voglia fare".
Ciò che al momento in Italia manca nei confronti del Circo, ci dice il Presidente, è una forma di rispetto e considerazione artistica; "Io mi auguro che il Circo Italiano non si arrrenda ad una eventuale dittatura del pensiero unico che non ci si pieghi a questo periodo, perché tale è e in quanto tale destinato a finire come a finire è destinata ogni forma di dittatura, di oscurantismo culturale e socio-culturale". Meglio l'esilio in nazioni come la Spagna o la penisola balcanica ad esempio, in cui la professione del circense è apprezzata per ciò che vale davvero e in cui lo ricordiamo operano già strutture italiane.
Per ciò che riguarda il punto di vista del pubblico prosegue il Presidente, "Coloro che non si interessano al mondo del Circo non si renderanno conto dei cambiamenti causati da una legge che costringa all'eliminazione degli animali, in pratica per chi non lo apprezza e non lo condivide così com'è probabilmente nulla cambierà, al contrario coloro che lo frequentano proprio per la presenza di questi ultimi sicuramente non potanno gradire un cambiamento radicale.
Esistono e operano in Italia e all'estero tipi di circhi denominati contemporanei, tutti degni di rispetto e che hanno per forza di cose un diverso tipo di pubblico non avvalendosi dell'ausilio animale, questi non sono etichettabili come circhi tradizionali ma fanno parte di un mondo che è quello semmai del teatro di sperimentazione ed avanguardia, e la distinzione diventa importante dal punto di vista soprattutto della contribuzione statale: se sei circo devi usufruire dei fondi destinati ai circhi, se sei teatro devi prendere fondi destinati al cinema e al teatro.
I fondamenti del circo sono una pertinenza di carattere etnico e una fisicità, e tre ne sono gli ingredienti fondamentali: i comici, gli acrobati e in ultimo ma non certo meno importante, gli animali. Tre pilastri dunque, e se ne viene tolto uno possiamo immaginare le conseguenze".
Lo stato attuale delle cose secondo l'Ente Nazionale Circhi: "Concludendo la Repubblica Italiana, nelle sue diverse articolazioni, ha tradito il Circo e lo spettacolo viaggiante in generale in quanto la Legge 18 marzo 1968 n. 337 (la normativa relativa le Attività Cirensi e di Spettacolo Viaggiante in Italia), se fosse applicata correttamente sarebbe per i tempi che percorriamo modernissima, abbisognante eventualmente solo di pochi ritocchi.
Così prosegue: "Una legge tradita nel suo fondamento cioè il diritto alla piazza: oggi per arrivare alla prima nota dello spettacolo i circensi devono realmente sottoporsi a umiliazioni, compromessi e mortificazioni indegni di un paese che vuole presentarsi come civile, anche dal punto di vista dei contributi statali abissalmente sotto la soglia della decenza".
La battaglia sarà durissima si capisce, una battaglia per diritti probabilmente mai acquisiti, e nessuno dei componenti del Circo e dell'ENC che li rappresenta si arrenderà, finisca come finisca. E, permettetemelo, personalmente sono con loro.

Ringraziamo ancora per la cortesia, chiarezza e grande disponibilità il Presidente Antonio Buccioni, il cui pensiero e punto di vista oltre che di grande valore e autorevolezza dovrebbe servire da spunto per una seria riflessione su questo argomento.  

venerdì 14 aprile 2017

IL DOTTOR RICCARDO MANCINI MEDICO VETERINARIO DI ANIMALI MOLTO SPECIALI

Abbiamo già parlato di veterinari appassionati della propria professione (http://www.wuoow.com/ignazio-pumilia-the-pets-doctor-in-music/), di animali da circo sapientemente
addestrati (http://www.wuoow.com/301-2/) e di animali da circo che rischiano di perdere le proprie famiglie e la vita probabilmente
(http://www.wuoow.com/circhi-animali-e-animalisti-una-verita-troppe-bugie/).
Oggi ho avuto il piacere di ascoltare le parole di un veteriario che ama la sua professione e la ama
perché ama i destinatari di questa: i grandi felini, mi riferisco al dottor Riccardo Mancini conosciuto nell'ambiente circense italiano e non, che apre l'intervista ricordando con somma tristezza ed affetto un collega recentemente scomparso il dottor Giancarlo De Leo.
Laureato da cinque anni all'Università di Bologna con specializzazione conseguita a Napoli in patologia delle specie avicole, del coniglio e della selvaggina, da sempre interessato
alle specie animali selvatiche e da zoo sceglie come detto il campo della medicina dei grandi felini,
tiene a dirci che tutto quello che sa lo deve al dottor Giuseppe Visigalli, altro medico veterinario per animali esotici selvatici e da zoo, direttore sanitario e titolare di una clinica veterinaria per animali esotici nonché oftalmologo, in Lombardia.
La professione che esercita lo porta a lavorare dove è necessario: nonostante la giovane età è già stato richiesto il suo supporto professionale in Slovacchia, Ungheria, Francia e Israele (potete vedere alcuni video qui https://www.facebook.com/100009698973420/videos/437386763261286/
https://www.facebook.com/zoowildmed/videos/840459229419880/ e a fine articolo).

E' medico veterinario presso il Parco Faunistico "Giada" di Lagonegro(Pz) dall'ottobre 2016 e la Calabria è la sua base lavorativa nonché sua terra d'origine. Ho scelto di parlare col dottor Riccardo Mancini per occuparmi approfonditamente della questione animali dei circhi : grazie alla sua piccola esperienza dell'ambiente circense, ricordo che è medico veterinario di note famiglie circensi, conferma che in tutte le strutture che ha avuto modo di frequentare per lavoro c'è un continuo contatto con gli animali, considerati alla stregua di componenti familiari come ho già avuto modo dire, e che buona parte delle procedure mediche sono attuate senza l'ausilio di anestesie, sempre con l'aiuto della figura del "trainer". In alcuni casi bisogna rinunciare alla procedura medica sull'animale: "Si deve capire l'animale, l'approccio psicologico è fondamentale e se quel giorno non è il più adatto si rinuncia".

Altra enorme falsità, continua, è quella che gli animali durante gli spettacoli sono sedati, "alcuni animalisti non hanno la minima idea di cosa voglia dire e cosa comporti sedare un animale", l'animale viene messo in pericolo di vita ad essere sedato e i costi da sostenere sarebbero elevati.
Entriamo un attimo nel "carattere" di questi esemplari: "i grandi felini sono predatori, alla violenza per istinto rispondono con l'aggressione e quindi l'attuale metodo di addestramento per quanto ho potuto vedere è basato su quello che viene definito in gergo rinforzo positivo, non è possibile ottenere risultati di addestramento adeguati con maniere violente. La frusta o il bastone che vediamo durante
le esibizioni sono strumenti di carattere direzionale, servono quindi al trainer per indicare all'animale cosa fare e come farlo".
In merito a quanto detto da alcune associazioni animaliste ad esempio sul presunto maltrattamento degli esemplari tiene a far notare che sempre per quanto riguarda la sua personale esperienza vivere con gli animali nei circhi significa soprattutto un sacrificio fatto volentieri da chi sull'amore per
questi meravigliosi esemplari ha costruito una professione".

Alcune associazioni animaliste demonizzano il circo e oltretutto commettono l'enorme errore di non conoscere gli animali, non sanno cosa vuol dire vederli nascere, crescerli, alimentarli, la loro la psicologia, non conoscono i concetti  di etologia e comportamenti di questi animali, inoltre non sono a conoscenza della severità delle leggi e degli aspetti burocratici che investono il mondo dei detentori di animali esotici e soprattutto (qui si entra proprio nello specifico della professione) è falso che questi animali rappresentino un pericolo per la sicurezza, in quanto ancor prima di ottenere i permessi per le specie pericolose il veterinario consulente della struttura circense, che tra i suoi compiti si deve occupare di visite, operazioni, vaccinazioni e trattamenti per i parassiti, ne richiede autorizzazione all'ufficio per la pubblica sicurezza della Prefettura. Vengono presentati dei piani di fuga, mantenimento e pulizia per ciascuna specie oltre a una perizia tecnica da parte di ingegneri o geometri sulla sicurezza delle struttura di contenimento, e sempre parlando di sicurezza è noto che gli spazi concessi alle strutture circensi sono irrisori purtroppo, ogni comune dice la legge in vigore dovrebbe avere aree attrezzate per lo spettacolo viaggiante, ma spesso non è così.

Riguardo poi alla sanità pubblica, tema fondamentale a cui il dottor Riccardo Mancini è legato in particolar modo perché aspetto intrinseco al suo lavoro, dice:"Alcune associazioni non sanno nulla al riguardo, non conoscono le malattie di questi animali , ad ogni cambio di destinazione delle strutture circensi e comunque ogni settimana veterinari ASL, ex Corpo Forestale dello Stato (attualmente Carabinieri) e commissione CITES si recano nella struttura ed effettuano i controlli della documentazione obbligatoria", come anch'io ho parlato nel precedente articolo.
Mi ricorda, e approfitto per ribadirlo se mai fosse necessario, "non è vero che gli animali vengono catturati nei loro luoghi d'origine, ma nascono e crescono in cattività con i limiti indicati dalla legge".
Interessato anche lui alla questione animali nei circhi continua: "Per quel che mi riguarda suddivido gli animalisti in tre categorie: animalisti estremisti, che non sono a conoscenza di tutto questo, non ne vogliono assolutamente parlare e coi quali è impossibile instaurare un qualsiasi tipo di dialogo e che quindi procurano solo danni liberando animali dai circhi (ho già dato le fonti internet dove reperire video di animali sequestrati e o morti o restituiti in condizioni pietose), animalisti vittime di mala informazione che però dopo essere stati informati correttamente e messi alla prova dei fatti, ospitandoli in strutture dove è possibile vedere l'amore di molti circensi verso gli animali, sono stati
costretti a ricredersi e in ultimo animalisti che fanno parte di associazioni che hanno il solo scopo di lucrare".
Il punto è sempre quello: allontanare animali nati in cattività dai loro trainer, dai loro familiari umani, vuol dire portarli alla morte non volendo considerare, ma dobbiamo, che una legge che costringa ad effettuare le attività circensi senza l'ausilio di animali porterebbe i circhi ad una lenta e inesorabile fine.

Il dottor Riccardo Mancini non dimentica di salutare calorosamente il "collega medico degli umani" Giansisto Garavelli, il quale da sempre si occupa della salute di tutti i componenti a due zampe di questo fantastico mondo e fra l'altro unico medico dei circensi a cui è andato un riconoscimento dell'Ente Nazionale Circhi.
Inoltre ci tiene ad elogiarei colleghi che come lui fanno parte dell'Albo dei Medici Veterinari dell'Ente Nazionale Circhi e la FEDEA, Federazione Europea Detentori Animali Esotici e Domestici e tutte lealtre associazioni del settore. Ringrazia inoltre tutti i suoi pazienti animali e i loro trainer.
Io personalmente ringrazio per la disponibilità Mario Zaccone, presidente della FEDEA e Antonio Buccioni, presidente dell'Ente Nazionale Circhi.
Concludendo vi dico che solo parlando, come in questo caso il dottor Riccardo Mancini, con chi vive ogni giorno la realtà degli spettacoli itineranti si può vedere la realtà delle
cose senza preconcetti, preconcetti che è troppo facile farsi ascoltando le "chiacchiere da bar" di chi, abitudine questa diffusissima, parla senza sapere.
Non finisce qui.


sabato 8 aprile 2017

FAKE NEWS. I SOCIAL CORRONO AI RIPARI

Ne avevo qui abbondantemente scritto un po' paio di mesi fa (http://www.wuoow.com/la-giungla-del-web-districarsi-tra-bufale-inganni-e-notizie-false-si-puo/) e infatti
puntualmente il signor facebook, sicuramente anche gli altri social lo seguiranno presto, cerca di correre ai ripari dal fenomeno ormai dilagante delle "fake news", io
preferisco sempre l'italiano bufale, nel web.
La notizia è che l'azienda presieduta da Mark Zuckerberg lancia in Italia e in altri 13 Paesi una guida per aiutare a smascherare le notizie false. Dopo il trionfo delle bufale
nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi, dice l'ex ragazzo prodigio di White Plains, è evidente che qualcosa non funzioni bene e un mese fa nasce il Facebook
Journalism Project cioè il social network assume a tutti gli effetti il ruolo di editore allo scopo di fornire informazioni più corrette possible e frenare l'appunto dilagante
fenomeno delle notizie false.

La guida consiste nell'introduzione di dieci regole che aiutino gli utenti a distinguere il falso dal vero, regole che scomparirebbero dopo tre consultazioni e sempre
comunque entro le 72 ore perché "oltre potrebbero infastidire le persone e diventare addirittura controproducenti" afferma Campbell Brown, un importante passato alla
Nbc e Cnn opinionista tra il Wall Street Journal e il New Jork Times prima di essere assunta dalla nota società di Menlo Park per lavorare a fianco delle testate
giornalistiche.
Come avevo fatto notare nel mio articolo, all'interno di questa guida di facebook si invitano gli utilizzatori a controllare attentamente le fonti e a fare particolare attenzione
ai titoli ad effetto, utilizzare spirito critico durante la lettura (e purtroppo è proprio questo uno dei nodi più rilevanti, pochi hanno sufficiente spirito critico), verificare
date e testimonianze, prestare ancora attenzione all'impaginazione e ai refusi (anche qui molto difficile perché chi legge dovrebbe andare su più siti per controllare,
quasi impossibile purtroppo data la tipologia di utilizzo che si fa di facebook da smartphone).
Adam Mosseri, vicepresidente della multinazionale a capo della divisione new,s, è convinto che le fake abbiamo prevalentemente scopo di lucro e molto raramente motiva_
zioni politiche e proprio per questo smascherarle vuol dire ferirle mortalmente. Facebook vorrebbe oltretutto così facendo procedere ad una alfabetizzazione degli
utenti insieme alla collaborazione con le testate giornalistiche più autorevoli, ardua impresa penso io dato che una gran parte di chi lo utilizza ha da tempo superato l'età
utile di apprendimento.
Un notevole progetto di joint venture niente male si potrebbe pensare anche se le voci di diverso avviso non sono poche; sia molti analisti della Harvard Law School che
ad esempio il nostro Guido Scorza docente di diritto delle nuove tecnologie, pensano al contrario che le "intenzioni" squisitamente politiche delle bufale siano evidenti e
che il decalogo proposto da facebook sia piuttosto scarso, pur riconoscendo che è comunque un punto d'inizio. Resta da vedere in che modo intenderanno affontare il
tema colossi come Twitter e Google, ad esempio la Germania ha appena approvato un disegno di legge che prevede sanzioni fino a 50 milioni di euro per i social network
che non dovessero cancellare le notizie false entro le 24 ore (la solita rigidezza teutonica stavolta non sarebbe un male).
Indubbiamente in tutto questo c'è poi il non trascurabile tema se si debbano ancora considerare i social semplici piattaforme di diffusione di contenuti o veri e propri
editori ma di una specie diversa da quelle a cui siamo abituati, con quanto ne conseguirebbe in fatto di responsabilità.
L'argomento diventerà prossimamente sempre più importante e interessante considerando la velocità di diffusione del mezzo web e l'ipotesi di una sua riduzione ormai
impensabile, e perché poi lo si dovrebbe ridurre quando si potrebbe invece auspicare un sistema, ci vorrà tempo, per controllarlo meglio e coglierne i buoni frutti?
Ne riparleremo ancora sicuramente di queste problematiche del web, qui sul web.

sabato 1 aprile 2017

QUALCHE VOLTA SCAPPANO (MA A NOI NO...)

Vi ho precedentemente parlato della luminosa carriera di Pino Quartullo (http://www.wuoow.com/pino-quartullo-una-vita-da-vero-protagonista/), artista
davvero a tutto tondo dei palcoscenici italiani teatrali, cinematografici e televisivi e del suo ultimo spettacolo La Strategia del Paguro che l'ha
portato insieme ai suoi colleghi fino al gennaio scorso nei teatri più conosciuti (http://www.wuoow.com/la-strategia-del-paguro-da-ieri-al-teatro-olimpico-di-roma/).
Oggi mi dedico all'opera teatrale che per il secondo anno è in turnée da febbraio e con cui Pino, che ne cura la regia, e la sua compagnia stanno girando l'Italia: "Qualche
volta scappano". Sapiente adattamento della commedia comica francese "Toutou" di Daniel e Agnès Besse che parla, pretesto molto originale la fuga del loro cane, della
crisi tra Alessandro (Pino Quartullo) e Marzia (Rosita Celentano) i quali fino al tragico episodio scatenato dall'amato quattro zampe conducono una normale e
soddisfacente vita di coppia.
Rientrando a casa Alessandro dice a Marzia che Toutou è scappato ed da lì il dipanarsi di tutta una serie di riflessioni sui loro reali rapporti, in cui sarebbe proprio la fuga
sinonimo di un disagio avvertito dal cane ma evidentemente non dai protagonisti fino ad allora apparentemente inconsapevoli, in pratica si fa strada la convinzione che
l'animale di famiglia sia diventato il termometro di una situazione che forse i protagonisti non vogliono accettare, come la mancanza di affetti ormai dimenticati e che faccia
da oggetto inconsapevole di un amore che invece tra i due protagonisti si è ormai spento.
In tutto ciò si introduce l'amico Paolo (Attilio Fontana) che svolgerà un ruolo non di secondo piano all'interno della famiglia Alessandro-Marzia-Toutou (il trailer è a fine
articolo).
Davvero azzeccata l'idea, che Pino Quartullo rende perfettamente nel suo adattamento della commedia, che sempre più spesso i nostri animali domestici  sono dei veri
e propri componenti della famiglia e secondo me giustissimo da amante degli animali come sapete, se non fosse che questo comporta però alle volte degli eccessi che
loro inconsapevoli non meritano. Tant'è che l'amico Paolo cercando di sdrammatizzare con la logica l'episodio si assumerà un compito particolare.
Gli ingredienti sono molti e come detto la commedia davvero divertente, ci dice Pino che oltre alla conferma della bravura e professionalità di Attilio Fontana, ricordiamo
fra le altre cose la vittoria nel Tale e Quale Show del 2013, una piacevole rivelazione è stata Rosita Celentano per la sua "preparazione, naturalezza e propensione alla
recitazione" e detto da qualcuno che il teatro lo mastica....
Da inizio febbraio le serate sono state molte dalla Toscana alle Marche, dal Piemonte alla Puglia e ancora Lombardia, Trentino, Emilia e Liguria, con la richiesta dove
possibile di repliche.
In occasione delle serate a Milano di metà marzo, Adriano Celentano e Claudia Mori hanno particolarmente apprezzato l'esibizione canora di Pino che all'interno della
commedia interpreta il famoso "Non succederà più" di Claudia. Una piccola confidenza ce la fa: si tratta per ora solamente di un progetto in fase embrionale, ma si stà
valutando l'ipotesi di un adattamento televisivo di Qualche volta scappano, cosa che farà sicuramente piacere ai fruitori del piccolo schermo.
Che dire, aspetto solamente di assistere di persona allo spettacolo per goderne appieno e condividere qui con voi le mie impressioni.
Ricordo che in occasione delle date romane al Teatro Quirino-Gassman dal 11 al 13 aprile gli iscritti alla pagina facebook Pino Quartullo e Pino Quartullo fans club
possono approfittare di una vantaggiosa offerta sul prezzo dei biglietti. Che state aspettando?






IL MIO GIRO D'ITALIA

Da oltre dodici anni risiedo a Frascati, cittadina di 22.000 abitanti che fa parte della città metropolitana di Roma  Capitale. Come pote...