domenica 27 agosto 2017

LA PRIMA ALL'OLIMPICO DELLA ROMA. BUON GIOCO MA SENZA IL SOSTEGNO PURTROPPO DI UN RISULTATO ALL'ALTEZZA.

E dopo "buona la prima" di Bergamo eccoci alla prima "stecca", contro l'Inter a casa.
Solamente alla seconda di campionato la prima, secca, sconfitta della mia "magica" e ci potrebbe anche stare, se non che perdere con tre gol dell'Inter all'Olimpico di Roma è sempre un boccone molto molto duro da ingoiare.
Ok, il nuovo modulo del nuovo mister ancora sicuramente da assimilare, nuovi giocatori in campo che sicuramente dovranno ricreare l'affiatamento che per forza di cose si è interrotto con i cambiamenti di alcuni elementi, assetti e moduli in campo, la forma fisica che per forza di cose non può essere al cento per cento, metteteci anche infortuni eccellenti come quello di Florenzi ma vi assicuro che leggere quel 1-3 sul maxischermo fa davvero male...

Il legno di Kolarov e il bel gol di Dzeko.
Dopo un palo del solito Kolarov e il meritatissimo vantaggio la prima impressione che ho avuto è stata di tranquillità dei nostri con possibilità di un raddoppio, e così è stato. Possibilità ne abbiamo avute addirittura due e altrettanti pali ancora nel primo tempo col Ninja e al ventesimo della ripresa con il magico Perotti volendo "dimenticare" il molto dubbio episodio da rigore nella cui occasione l'arbitro non ha neanche pensato di consultare il VAR ( a che serve avere a disposizione la tecnologia per poi lasciarla inutilizzata, mah!). Che sfortuna e non solo.
Il vantaggio di Dzeko


Purtroppo però ora devo fare l'avvocato del diavolo oltre al tifoso.
E' stato proprio dopo il terzo legno della Roma che Eugenio Spalletti a cui dobbiamo anche riconoscere di essere forunato nei momenti fondamentali di alcune partite (e noi a Roma ce lo ricordiamo bene) ha modificato con l'esperienza di cui dispone l'assetto della sua squadra e cambiato le sorti della partita.
Prima un pareggio che sembrava insperato ai tifosi nerazzurri e poi addirittura il raddoppio, entrambi gol di Icardi, probabilmente anche grazie ai limiti difensivi della Roma con Juan Jesus in un ruolo non suo per non parlare di Fazio al centro della difesa (ci fosse stato Rudiger...), e una svista di Manolas che si fa anticipare da Vecino.
1-3 come detto e partita finita. Meno male perché abbiamo anche rischiato un altro gol.
Il raddoppio di Icardi


Concludendo non è certo il risultato che voglio guardare e neanche alla "sfiga" reale o presunta, ma ad un aspetto che credo importante, il gioco. Si, nonostante il brutto risultato (anche perché incassato sull'erba di casa) ho visto un bel gioco e sono sicuro che nel momento che saranno perfettamente "oliati" alcuni meccanismi i risultati arriveranno. Li aspettiamo con ansia.
Forza Magica! Sempre.


lunedì 14 agosto 2017

UNA MORTE "NORMALE"


Lettera a Luigi Ciatti, padre di Niccolò.

Le scrivo qui signor Ciatti perché come sa oggi è il mezzo, questo dei social, più immediato per esprimere il proprio pensiero.
Le scrivo per scusarmi con lei, per scusarmi con sua moglie e la vostra famiglia, per scusarmi con suo figlio Niccolò che in questa orribile vicenda è quello che più di tutti ci ha rimesso.
La vita.
Mi chiederete: e di cosa ti devi scusare tu, tu che ti trovavi a migliaia di chilometri distante e non conoscevi neppure Niccolò?
Mi scuso, si mi scuso perché mi sento in colpa per l'accaduto, mi sento in colpa come e forse ancora di più che se mi fossi trovato fisicamente lì. Perché vedere, oggi i video su internet non si possono fermare, la quasi totale indifferenza di tutti quei ragazzi che hanno assistito all'atroce pestaggio di suo figlio senza alzare un dito mi ha fatto pensare e mi ha fatto capire che le persone della mia età, età probabilmente molto vicina alla sua signor Ciatti in quanto potrei avere anch'io un figlio di ventidue anni, hanno forse senza accorgersene, minuto dopo minuto giorno dopo giorno settimana dopo settimana anno dopo anno, permesso che la nostra società (una società ricordo è quel concetto virtuale che diventa luogo reale in cui si vive più o meno tutti in armonia) cambiasse a tal punto.
E non parlo di altissimi valori cristiani, di S. Francesco nella storia ce ne è stato uno solo ed è bastato, parlo di quei valori umani che naturalmente dovremmo avere tutti allo stesso modo nel dna.
Si, probabilmente i tre esseri che hanno infierito su Niccolò fino ad ammazzarlo, peggio di un cane come dice lei molto giustamente, quei valori non li hanno più o peggio ancora non li hanno mai avuti; ma la moltitudine di persone che assisteva e non ha quasi accennato reazione mi fa sentire come ho detto in colpa.
Se lo scopo principale di un genitore dopo averli messi al mondo è di essere di esempio per i propri figli, allora la nostra missione è fallita. Non hanno sbagliato solo i genitori dei tre assassini, ho sbagliato anche io, hanno sbagliato madri e padri di quanto erano lì a guardare, abbiamo sbagliato tutti signor Ciatti forse anche lei.
Perché l'atroce dubbio che mi assale è: a ruoli invertiti suo figlio o il mio o quello di un altro si sarebbero comportati diversamente da come hanno fatto i loro coetanei?
Le chiedo scusa per queste mie ultime parole che le sembreranno anche offensive e irrispettose dell'immenso dolore che porta dentro, ma la quasi certezza che tutta questa modernità, tutto questo progresso, tutti questi enormi mezzi a disposizione servano esclusivamente a distruggere la parte buona che l'uomo ha avuto in regalo dalla natura, forse sarebbe più giusto dire aveva, mi fanno perdere anche quell'ultimo barlume di speranza che ancora credevo di avere.
Riposa in pace Niccolò nessuno potrà più farti del male non a te almeno ma presto, molto presto ho paura, qualcun altro ne farà ad un altro Niccolò e tutti qui ancora a parlare. Parlare al vento. E ancora fiaccolate e ancora commemorazioni...
Dobbiamo cambiare, dovremmo cambiare, dobbiamo tornare indietro, dovremmo tornare indietro. Ma forse è tardi.
O forse siamo ancora in tempo, dipende solo da noi.

giovedì 3 agosto 2017

L'ANNO CHE VERRA'

Si riparte.
Eccoci ancora qui. Un'altra magica, me lo auguro di cuore, stagione della Roma sta per iniziare tra conferme importanti e nuovi arrivi, come è naturale che sia ogni anno. Il cambiamento enorme che metabolizzerò neanche io so in quanto tempo, manco a dirlo, è la mancanza in campo dopo venticinque anni del Capitano questo sentirsi per forza orfani, per forza certo perché tutto ha il suo tempo tutto finisce e quindi anche la più bella favola che io mi ricordi sul tappeto verde di uno degli stadi più belli d'Italia.

Il tifoso.
La fede calcistica non conosce tempo, non conosce spazio, non conosce ragioni, non vede sconfitte e quando ci sono ahimè specialmente quelle che "non ci voleva proprio", trova sempre il modo di guardarle con un occhio di riguardo. Si, perché per me tifare la squadra che porta il nome della capitale d'Italia è un onore oltre che un vanto, dire "mi ricordo" è normale per ogni cosa ma provate a chiedere ad un tifoso, qualsiasi tifoso, se ricorda quando ha iniziato a simpatizzare per la sua squadra del cuore: scommettiamo che non se lo ricorda? Meglio sicuramente risponderà che è così da sempre.

Ecco, io sono tifoso della Magica da sempre. Da sempre è per antonomasia il definitivo e nel caso della passione calcistica assume anche un significato alternativo ma complementare, quello di "per sempre". In un periodo di grandi cambiamenti e se vogliamo epocali come quello presente niente o quasi può dirsi definitivo o inalterabile, tutto quello che facciamo, acquistiamo, maneggiamo, gestiamo e perfino pensiamo tende col tempo necessariamente a cambiare.
Tranne l'amore per la propria squadra, spessissimo quella della propria città in altri casi per una squadra lontana ma titolata che ci ha preso il cuore da piccolissimi, ho detto amore non a caso perché è il sentimento più forte che esista e quello che ci permette di fare le più assurde ma anche le più belle cose possibili.

La squadra che vedremo.
E quindi ricapitolando, difesa mezza cambiata con elementi fissi come Manolas, Peres, Jesus e il nuovo acquisto Kolarov, davanti le colonna di sempre De Rossi da quest'anno capitano a pieno titolo e merito, le conferme a centrocampo di Strootman Nainggolan e Perotti in attesa del grande ritorno di Florenzi speriamo più forte di prima con inserimento dei nuovi, attacco capeggiato da Džeko e El Shaarawy.
Da ultimo, ma non certo per questo meno importante, il nuovo allenatore Eusebio Di Francesco grande promessa della categoria e, non da sottovalutare, ex calciatore della Roma che qui non abbiamo dimenticato.
Le prospettive sono delle migliori ma la concorrenza è come sempre agguerrita, mi preparo quindi ad assistere ad una stagione coi fuochi d'artificio e finalmente come da tradizione uno stadio Olimpico al massimo della capienza.

Daje Roma!
  

lunedì 3 luglio 2017

LE REGOLE SI POSSONO RISPETTARE

Una battuta di Nanni Moretti nel famoso Palombella Rossa recita: "le parole sono importanti".
Ma non basta, dico io.

Prendo spunto dalla ormai stranota vicenda dell'attore Domenico Diele, il quale è ora detenuto con l'accusa di omicidio stradale aggravato in quanto ha investito e ucciso pochi giorni fa in provincia di Salerno una donna di 48 anni.
Non è stato il primo episodio del genere e purtroppo non sarà neanche l'ultimo e di una situazione molto diversa ma inerente al medesimo argomento ho trattato qualche mese fa, ma parto da queste vicende per parlare oggi di qualcosa che sento a me particolarmente vicina.
La sensazione, direi tranquillamente certezza, che ci sia ormai una diffusissima disaffezione verso leggi, regole, norme, disposizioni, circolari chiamatele come volete, è talmente evidente che perfino un cieco (pardon, non vedente) se ne accorgerebbe.
Chiaro che non rispettare il codice della strada lo abbiamo appena visto porta a conseguenze gravissime per se e stessi e per gli altri in termini di incolumità fisica, ma l'abitudine di cui parlo a voler (perché ripeto evidente a me è la volontarietà della cosa in quanto la storiella del non sapevo è vecchia e per questo la legge non ammette ignoranza) agire contrariamente a quanto regolamentato per ragioni evidenti è sintomo di qualcosa di grave.
Da sempre si è ritenuto che i comportamenti umani dovessero essere controllati, non solo probabilmente perché chi comanda vuole continuare a farlo, un "istinto umano" su cui si potrebbero scrivere tomi e tomi, ma perché il vivere insieme ai propri simili lo richiede.
Le Tavole della Legge, i Dieci Comandamenti o Decalogo, che Dio avrebbe consegnato a Mosè sul Monte Sinai di cui riferisce l'Antico Testamento, credo che siano nel mondo cristiano la prima consacrazione dell'importanza del regolare la convivenza tra uomo e uomo.
La natura ha dei meccanismi automatici che sopperiscono a questo e sicuramente qualcuno potrebbe obiettare che la natura però conosce un sistema solo per autoregolarsi, quello della legge del più forte; in parte è vero ma la differenza fondamentale che forse sfugge è che il pesce più grande che mangia quello più piccolo è il criterio o legge scelto nello specifico dalla natura per regolare la sopravvivenza delle specie.

L'uomo invece, l'altra differenza altrettanto evidente, è una sola specie.
Si parla tantissimo di integrazione da qualche anno, razze diverse ma sempre la stessa specie e come specie non facciamo onore alle altre: cerchiamo sempre ed in ogni modo con i più meschini o furbi trucchi di sopraffare i nostri simili.
Usando un gioco di parole potrei dire che nei comportamenti umani c'è qualcosa di disumano, quasi che la capacità di pensare, l'intelligenza, dovesse essere usata invece che per produrre che so opere d'arte, realizzare opere ingegneristiche eccelse, costruire mezzi di trasporto sempre più sicuri o migliorare le condizioni dell'ambiente che ci circonda (tra pochi anni perfino l'aria che respireremo sarà finita con buona pace di tutti), servisse innanzitutto per sopraffare chi non riesce non sa o può difendersi.
Gli scopi potrebbero essere vari: guadagno economico in primis, soddisfazione nel dire a qualcuno che si è più bravi o più forti di lui fa parte del repertorio della meschinità umana poi e da ultimo forse l'animale che alberga in noi fin dalla notte dei tempi ha bisogno di essere sciolto ogni tanto.
Credo che questi pochi concetti e riflessioni, ripeto personali, siano sufficienti a comprendere atteggiamenti di prevaricazione riscontrabili quotidianamente ovunque, e i media non fanno altro che tenerci ben informati e fornirci spunti continui.
Ho detto ovunque perché diversamente da altre volte in cui ho criticato episodi tipicamente "italiani" la cronaca ci riporta notizie da ogni parte del mondo come scontri tra opposte tifoserie (ma lo sport non era un gioco?), incidenti stradali per la velocità eccessiva (siamo uomini o piloti?), omicidi causati da tentativi di furto o peggio, incendi dolosi che spesso nascondono secondi fini e chi più ne ha.
Altre volte invece la "ribellione" viene giustificata, sempre nella mente di chi la attua è chiaro, da una presunta ingiustizia da parte di colui che lo "costringe" ad un qualcosa, mi riferisco alle famigerate imposte o al codice della strada: le tasse sono troppo alte (concetto peraltro che potrei anche condividere in linea di massima...) oppure che sarà mai una telefonatina rispondo un momento, tanto sto attento comunque.


E invece no, perché il meccanismo subdolo in cui si cade è di tipo psicologico, nel senso che attivato quello poi si ripete e ogni volta ci si sente sempre più legittimati nel rifarlo.
Lo stato delle cose è questo, e ripeto servisse ancora il mio disagio è forte perché sono convinto che regole ben studiate, e ce ne sono già, se rispettate capite e condivise da tutti basterebbero a renderci la vita quotidiana molto più semplice e sicura, infatti il paradosso è proprio questo: sono certo che seguire tutti un modello di vita del genere non ci renderebbe affatto degli automi senza testa non pensanti ma esattamente il contrario: ci permetterebbe di dedicarci a tutte le nostre passioni fino in fondo senza rischiare di finire magari investiti da qualcuno che pensa di poter parlare al telefono e contemporaneamente guidare a centocinquanta chilometri orari.


#bisognapensare.

martedì 27 giugno 2017

MORIAS ENKOMION. UN ELOGIO DELLA FOLLIA MOLTO PARTICOLARE.

Qualche settimana fa ricorderete sicuramente, vi ho parlato del gruppo di ballo creato da Arianna Mecozzi danzatrice, coreografa e insegnante appassionata alla antica arte della danza orientale
Ci siamo! Lo spettacolo organizzato quest’anno è pronto al debutto, per chi non lo sapesse al Teatro Vascello di Roma il primo luglio prossimo. Morias Enkomion, ispirato al noto saggio del 1509 di Erasmo da Rotterdam L’Elogio della Follia, ci dice Arianna è il naturale proseguimento del filo logico che segue da anni nella realizzazione delle sue creazioni, sempre in quella particolare e visionaria idea della danza come mezzo per raffigurare gli aspetti profondi della realtà, spesso quelli che stanno sotto gli occhi di tutti ma che a molti sfuggono o non riescono a vedere. “L’ispirazione all'Elogio di Erasmo scaturisce da un semplice ragionamento: tutti nasciamo con una testa che è come un foglio bianco pronto a recepire quello che ci insegnano, ma poi la società tende a voler mettere da parte o cancellare tutte le nostre idee, la nostra fantasia (o la follia se volete) che ognuno di noi naturalmente sviluppa”, in pratica questo spettacolo dice Arianna “vuole essere un elogio alla genialità di ognuno di noi e che la società moderna vorrebbe a tutti i costi reprimere” (credo che Erasmo stesso gradirebbe questa particolare visione della sua opera). Importante in tal senso la brochure introduttiva comprensiva della scaletta dello spettacolo, che sarà consegnata all'ingresso in sala, per cogliere pienamente lo spirito della rappresentazione.
Come accennavo l’ispirazione, dice Arianna che le è venuta per caso ma ho capito che il caso per chi vive le sue passioni intensamente è solo conseguenza della applicazione quotidiana, L’Elogio della Follia di Erasmo è anche un elogio alla dedizione che lei e le ragazze del corpo di ballo mettono nel definire e interpretare (un po’ folle ecco, come per un artista deve essere) i brani musicali, mai scelti a caso e collegati sempre sapientemente da quel filo.

Momenti delle prova generale.
Secondo Arianna l’elogio va fatto anche e soprattutto alle ballerine che forse mai come quest’anno si sono applicate e hanno ottenuto risultati così buoni. “Parliamo di imparare quattro e anche cinque coreografie differenti al mese spesso senza neanche un ripasso approfondito”, questo sicuramente è il risultato di anni di lavoro insieme e il raggiungere un affiatamento completo con la loro insegnante, non dimenticando la vera particolarità che secondo me rende lo spettacolo davvero riuscito: ogni pezzo è interpretato da più gruppi di ballerine e contiene altrettante coreografie che si affiancano, intersecano, sovrappongono senza “disturbarsi” minimamente e senza soluzione di continuità (alla fine qualche breve video rubato durante le prove rende questo concetto, ma lo spettacolo completo va assolutamente visto).
L’interpretazione dei brani è fondamentale: particolari apparentemente di secondo piano come i colori hanno lo scopo di denotare invece certi stati d’animo o anche la seriosità delle ballerine che poi diventa ilarità definisce ancora quegli stati d’animo, sempre nell'idea di fondo che “la felicità del foglio bianco da scrivere è solo apparente e che quando esprimi davvero ciò che pensi, quello che sei, che ti piace o che fai allora arrivano i problemi in quanto ti attaccano perché fuori dagli schemi, dalla norma”. Il Folle appunto.



Altri istanti della prova.

Il finale poi è degno di particolare nota in quanto ispirato al celebre The Wall dei Pink Floyd, che calza a pennello nel discorso e conclude più che meritatamente la rappresentazione perché il muro è quello, ormai scontato lo abbiamo capito, che la società vuole costruire allo scopo di isolarti dagli altri ma soprattutto isolare le idee di ognuno da tutte le altre, e contrapposta c’è la reazione in cui l’individuo dice: “ok tu costruisci tutti i muri che vuoi, ma io vado avanti lo stesso con quello in cui credo”.
Capitolo a parte Arianna lo dedica alle bambine che fanno parte del corpo di ballo (un altro piccolo capolavoro della coreografa questo che non potete davvero perdere) , le quali a loro modo divertendosi ed esprimendosi come solo a quell'età è possibile si sono “incastonate” perfettamente nella trama logica dello spettacolo con estrema naturalezza e sorprendente bravura. Le basi del futuro della danza orientale sono pronte…


Ancora dalla prova generale.
Una piccola anticipazione Arianna ce la dà sullo spettacolo che sta già studiando per l’anno prossimo , partendo dall'introspezione di Morias Enkomion vorrà trattare ancora dell’argomento umanità ma stavolta dal punto di vista femminile, sempre con un altro titolo preso dal nostro illustre passato delle lettere antiche, che non dimentichiamo sono parte integrante del background culturale di questa brava danzatrice: Per Aspera ad Astra.
Allora ricordo: primo luglio Teatro Vascello, Via G. Carini 78 Roma ore 21:00.
Resta solo da dire: venite e buon divertimento!

mercoledì 21 giugno 2017

D.L. 2287-bis. LA CECITA’ DEL GOVERNO.

Previsione e adattamento. Questa è la migliore definizione che abbia mai sentito del concetto di intelligenza umana, e aggiungo come corollario la lungimiranza.Scrivo queste cose in riferimento a ciò che il nostro governo in carica, che pomposità le parole governo e carica riferite a questi signori piccoli piccoli così…., sta per fare e cioè approvare il D.L. 2287-bis senza l’emendamento “Ranucci- Fasiolo”, che in principio era invece stato accettato e prevedeva una graduale diminuzione ma non eliminazione del numero di animali all'interno delle attività circensi che si svolgono sul territorio italiano.

Probabilmente ho esagerato e iniziato troppo pomposamente a scrivere, qui non si tratta di intelligenza dimostrata o meno dal nostro governo e dai ministri che lo compongono ma di ben altro: anche un bambino capirebbe infatti che il Circo, quello che io e molte altre persone della mia età e più grandi conosciamo bene, senza l’ausilio degli animali addestrati non sarebbe più il Circo.
Questa semplice e breve parola solo pronunciandola evoca sensazioni, piaceri, un benessere generale e ricordi, si ricordi perché è da piccoli che papà e mamma ci portano la prima volta al Circo e come si sa è da piccoli che si fanno le esperienze più importanti della nostra vita quelle che non si dimenticano più.
E’ il Circo quel luogo magico dove ogni bambino impara a conoscere forme e comportamenti di molti animali che poi purtroppo a causa del crescere spesso in grandi città e lo svolgere professioni cosiddette “normali” non avrà più modo di frequentare, ma fino a quando? Fino a che dopo aver “messo su” famiglia e al mondo a sua volta dei bambini non li porterà al Circo per fare piacere ai figli e, non lo possiamo negare, anche il suo personale: ecco il cerchio si chiude. L’adulto per due ore torna ad essere il bambino che i suoi genitori portavano per mano in un luogo che più distante dalla sua vita quotidiana non poteva essere, ma nel frattempo più vicino a quello che la natura ha creato non avrebbe potuto.


Ecco io scrivo queste due righe per ringraziare il nostro altissimo governo, e scrivo governo con la minuscola per la stessa ragione per cui ho scritto Circo con la maiuscola, di cercare in tutti i modi e a questo punto stento a credere non ci possa riuscire di distruggere i sogni di tutti quei bambini che diventeranno adulti e non potranno per quelle due piccole ore tornare ad essere piccoli insieme ai loro figli.
L’ho presa alla lontana è vero, ma ci torno sopra più chiaramente: forse ho sopravvalutato anche me stesso.
Qui, lo dico ancora, non è corretto parlare di intelligenza e lungimiranza perché i signori che decidono per nostro mandato ve lo ricordo: per nostro mandato, non sono affatto stupidi e lo dimostrano ogni qual volta si tratta di emettere leggi e decreti che tornino a loro vantaggio, quindi il fatto che un settore tra l’altro riconosciuto e incluso nell’ambito delle attività dello Spettacolo e quindi di importanza superiore ad altre sia ovviamente destinato ad una neppure troppo lenta decadenza. Non voglio fare ipotesi tragiche ma questa probabilmente sarà la realtà, salvo come annunciato recentemente dal Presidente dell’ Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni i Circensi non decidano per un volontario esilio in paesi europei in cui la cultura e l’apprezzamento per questa nobile professione sono ancora sinceri e genuini.
Ciò ovviamente non toglie il fatto che in Italia il Circo con gli animali resterà solamente un ricordo, con buona pace di chi lo ha contrastato da sempre come la L.A.V. (che per il nome che porta di ben altre situazioni, quelle davvero gravi, dovrebbe occuparsi) e i suoi pseudo-attivisti o ancora tutti quelli forse ancora più vigliacchi che hanno sempre pensato male dei circhi (ne conosco anch'io…) e non l’hanno mai espresso pubblicamente.

Sottolineo ancora una volta e non solo per dovere, ma gli addetti ai lavori lo sanno bene, il profilo economico di tutta la questione che io tra l’altro ritengo essere quello che ha determinato e determinerà certe decisioni e porterà alla non improbabile ipotesi che ho espresso sopra. Questi animali sequestrati ai Circhi verranno affidati a dei centri di recupero che avranno forti sovvenzioni (ne ho parlato ampiamente qui , qui , qui e qui) e senza una lungimiranza eccessiva non riusciranno a sopravvivere a lungo in ambienti a loro sconosciuti e non consoni alle abitudini prese da anni con le loro famiglie umane.
Ancora una volta l’essere uomo dalla sua altezza (non certo morale) e potenza (non certo fisica) decide la sorte di qualcuno che non ha alcun modo ne alcun diritto di difendersi, e ciò che proprio non digerisco è che queste decisioni saranno state prese per favorire economicamente persone e organizzazioni che non pensano affatto, se non nello sbandierarlo falsamente in ogni dove, al benessere degli animali.
A questo punto faccio solo una domanda al nostro governo. Quando in nostri ragazzi tra molti anni andranno in visita, in vacanza, per motivi di studio o di lavoro in altri paesi, come ormai questa globalizzazione impone e vedranno cosa è davvero un Circo chiederanno a genitori e nonni perché in Italia non ce ne sono di uguali, cosa gli risponderete? Facciamo un altro Decreto Legge?
#bisognapensare

lunedì 19 giugno 2017

CARO GASSMAN HAI TORTO, E TI SPIEGO PERCHE'

Caro Gassmann non è la prima volta, e sospetto fortemente non sarà neanche l'ultima visti i precedenti, che esprimendo su twitter il suo pensiero in merito ad argomenti che sono sicuramente di grande importanza si scontri con il pensiero (ed il pensiero vale la medesima moneta per tutti, specialmente li dove tutti esprimono il loro parere allo stesso modo, presidenti degli Stati Uniti d'America e idraulici) di chi è solito come lei frequentare il social dei 140 caratteri.
Avere delle opinioni forti e chiare come dico io è una qualità che si deve apprezzare e quindi non ho la minima intenzione di criticare chi della parola, scritta o espressa con la bocca, ne ha fatto addirittura come lei una bellissima professione e di gran valore artistico senza dubbio.
Il punto che voglio mettere a fuoco sulla questione degli extracomunitari in Italia e anche dello "ius soli" di cui negli ultimi giorni si fa un gran parlare ovunque, me lo ha svelato proprio il suo tweet: il fatto che milioni di persone pensino, esattamente come lei signor Gassmann ha scritto, che la manovalanza di questi disgraziati provenienti da paesi in enorme difficoltà, e a causa di guerre e perché da sempre noi paesi industrializzati gli abbiamo impedito di migliorarsi, sia ormai necessaria all'interno di attività lavorative che svolgiamo da sempre e che invece ora sembra non possano andare avanti in altro modo che "affidandole" (e ci sarebbe un enorme discorso da aprire sullo sfruttamento che si fa degli extracomunitari qui in Italia ma troppo lungo da inserire qui) a questi disperati.
Il mio pensiero, lo esprimo meglio qui che con un freddo tweet, è che non è affatto così: o meglio non lo sarebbe.

Negli ultimi venticinque anni sono stati "sfornati" dalle nostre strutture educative, e sto facendo un complimento al sistema scolastico e universitario che abbiamo, centinaia di migliaia fra diplomati e laureati. Quanti di loro hanno trovato un lavoro o professione che rispondesse realmente alle aspettative del momento in cui genitori e figli assieme hanno deciso di intraprendere quel tale percorso formativo?
Non azzardo ipotesi ma sicuramente molti meno di quanti ci si aspettasse, probabilmente perché nel frattempo sono cambiate molte condizioni nel mercato del lavoro o perché molto più semplicemente solo alcuni 60/60 e 110 cum lode erano davvero meritati, figuriamoci quelli che non sono riusciti a diplomarsi o laurearsi col massimo, o ancora perché alcuni insegnanti hanno pensato bene, invece di applicarsi intensamente alla loro delicatissima professione, ad "arrivare alla pensione" e il risultato ovvio è stato una marea di persone con titoli di studio equivalenti al valore dopo il 29 Ottobre 1929 delle azioni che erano state emesse negli Stati Uniti: carta straccia!
L'errore madornale è stato proprio lì: "figlio mio, a scuola ci sei andato e il titolo ce l'hai, se non trovi lavoro aspettiamo e intanto stai a casa con mamma e papà".
Al contrario il ragionamento doveva essere: " figlio mio, a scuola ci sei andato e il titolo ce l'hai, se non trovi lavoro intanto vai a fare quello che trovi".
Ecco dove è il punto signor Gassmann, non gliene faccio una colpa anche se noto purtroppo che in tanti ormai la pensano come lei, in molte altre nazioni si va a lavorare non si sta a casa ad aspettare "l'annunciazione", nazioni che tra pochi anni dovremo invidiare per forza di cose e da cui dovremo imparare molto.

Mi auguro che qualcuno comprenda a fondo quello che sta succedendo, ma sinceramente credo sia tardi, troppo tardi. Si dovrebbe imparare degli errori commessi, invece quello che riscontro ogni giorno è esattamente il contrario: è successo qualcosa, vabbè ma non deve mica succedere di nuovo....è successo a quello, vabbè ma mica deve succedere pure a me....c'è da raccogliere i pomodori o l'uva, vabbè ma mica lo devo fare io che ho studiato....servono manovali, muratori, elettricisti, idraulici, vabbè ma mica lo devo fare io che ho studiato....
Facciamolo fare a quei poveracci, e magari permettiamo anche di lasciare tutto in mano a organizzazioni che li sfruttano l'importante è che il sugo e il vino arrivino a tavola ma fino a quando? I soldi di mamma e papà finiscono, mamma e papà finiscono e poi? Ce la prenderemo con chi fa dei lavori umili, pardon fisicamente usuranti, o invece capiremo,troppo tardi, che è dipeso tutto da noi?

#bisognapensare.


giovedì 25 maggio 2017

FRANCESCO TOTTI. L'ULTIMO RE DI ROMA

Ecco ci siamo, il capolinea è arrivato. Arriva sempre ma questo è diverso, è il capolinea di una delle carriere sportive più grandi, più volute, più sofferte, più osannate, più invidiate, più criticate, più belle, più dense di avvenimenti, di sogni, di desideri, di possibilità, di vita insomma che ci siano mai state nella storia del calcio.
"Io ce so' nato a Roma" recita un passaggio della celebre Roma Capoccia di A. Venditti, io Francesco, spero mi scuserai se ti do del tu ma qualcosa mi impedisce di fare diversamente, sono nato a Roma una decina d'anni prima di te, lo dico perché è stata per me un'autentica fortuna in quanto ho avuto tutta la maturità necessaria per osservare da lontano, da tifoso, un ragazzino biondo che cresceva e imparava a diventare un gigante in quel gioco del calcio che come normale mi ha sempre affascinato ma che non ho potuto praticare, meno che meno poi ai tuoi livelli.
Ero ancora un ragazzino e mio padre, come sicuramente è stato per te e centinaia di migliaia di ragazzini in tutto il mondo, mi portava a vedere la sua squadra del cuore (una volta si diceva così) allo stadio. Una sola partita invero ricordo di quegli anni settanta, un Roma-Catanzaro persa 1 a 3 e l'unica cosa che riesco a distinguere bene è il vecchio maxischermo dell'Olimpico, una foto stampata nella memoria: Roma 1 Catanzaro 3, Palanca, Palanca, Palanca. Eppure io solo romanista avrei potuto rimanere tu lo sai il perché, lo senti scorrere nel sangue, ce l'hai nel dna, sottopelle, tu lo sai quello che si sente "dentro" quando qualcuno pronuncia il suo nome: Roma.

Roma la città antica forse più conosciuta della storia della terra è la città dove siamo nati, probabilmente dove io vorrei rimanere per sempre, nonostante tutto e tutti. Sulle sponde del Tevere da quando un certo Romolo dice la leggenda decise di costruire più di 2700 anni fa qualcosa che non aveva idea di che sarebbe diventato, sono successe tante di quelle cose che enciclopedie e libri di storia stentano a contenerle, ma chissà perché quando senti il suo nome immediatamente pensi a quei colori apparentemente in contrasto tra loro che invece ti accendono il cuore, ti animano una giornata o una serata, ti fanno cambiare umore, ti fanno gioire, arrabbiare, agitare, urlare, a volte ridere e altre piangere, litigare, insomma essere fiero di lei e di esserne tifoso.
Francesco Totti, il capitano più longevo della storia che la squadra col simbolo della lupa abbia mai avuto, forse il destino in questo ti ha voluto premiare come se solo un tifoso autentico e genuino potesse meritarsi questo onore, si in quanto sono sicuro che tu lo abbia sempre considerato un onore. Sono sicuro però allo stesso modo che è stato anche un fardello pesante da portarsi addosso ogni volta che sei sceso in campo contro le squadre cosiddette inferiori o quelle più blasonate o ancora nei derby, intendo il fardello del fuoriclasse immenso da cui ci si aspetta di tutto ma anche il fardello di volerlo fare questo di tutto anche da tifoso fin dentro le ossa, per questo sono sicuro che fare il calciatore per te non sia mai stato un mestiere e basta.
Hai attraversato una generazione intera venticinque anni giocando con quella sfera magica, magica lo diventava veramente solo nel momento in cui la toccavi dopo che ti era stata passata da un compagno, attraverso vittorie fantastiche e sconfitte altrettanto scottanti senza mai pensare di non rientrare in campo la partita successiva e non dare il solito cento per cento, già perché il calciatore comune spesso non riesce a mantenere lo stesso livello agonistico a lungo ma la differenza è tutta lì: tu non sei mai stato un calciatore come gli altri, la tua forza è sempre venuta dal cuore il tuo agonismo te lo ha sempre dato il tifoso dentro te, lo stesso tifoso che anche quando sa che la sua squadra ha ormai perso rimane a vedere la partita finché un signore vestito scuro non dice che è finita.
Sei simpatico a tanti ma probabilmente antipatico a tanti di più, questo è il destino di quasi tutti i personaggi famosi e figuriamoci poi quelli che giocano al calcio e questo la sai da sempre o perlomeno l'hai capito nel momento in cui il mondo ha iniziato a vedere che le traiettorie dei palloni giocati a te erano diverse da quelle degli altri, avrai fatto molti errori come tutti ma con la differenza che i tuoi erano ripresi nella maggior parte dei casi da fredde telecamere o moviole della domenica sera....
A proposito di telecamere anche con quelle ti è piaciuto giocare, ricordi quando sei salito al posto del cameraman dopo il pareggio al derby o ancora il selfie dopo il pareggio sempre al derby del gennaio 2015? La telecamera invece che non avrei mai voluto ti riprendesse è quella che fece vedere l'infortunio del 2006, ma come tutto il resto te lo sei lasciato scivolare addosso e qualche mese dopo hai fatto un bel viaggio in Germania coi compagni della Nazionale e così come niente fosse sei tornato in Italia Campione del mondo. Facile no?
Per niente facile direi specialmente quando hai gli occhi di tutti addosso amici e nemici, in senso sportivo ovvio, ma anche questo fa parte del gioco il grande gioco del calcio e a proposito vorrei dire una cosa: per anni si è parlato del tuo straordinario attaccamento alla maglia, roba d'altri tempi, glielo vuoi dire alla gente finalmente adesso che il tuo non è stato un attaccamento alla maglia come quello che altri campioni prima di te hanno dimostrato ma una cosa molto più grande: l'unica maglia che Francesco Totti avrebbe mai potuto indossare era quella giallorossa, perché quando hai "er core grosso, mezzo giallo e mezzo rosso" è così e basta.
Per questa maglia Francesco hai "sopportato" allenatori e dirigenti di ogni tipo che hanno preteso chissà quali cose da te, non faccio polemiche sia chiaro né critico persone che non conosco, e hai anche ad un certo punto pensato di lasciarci per andare chissà dove a far vedere le tue qualità straordinarie. In altre squadre europee il tuo "cucchiaio" o i tuoi "tacchi" o ancora i passaggi al volo di oltre trenta metri, le verticalizzazioni improvvise e il senso della posizione sarebbero stati premiati, non solo in termini economici, probabilmente più che qui ma penso che alla fine tu non sia andato via perché poi a batterti le mani e ad urlare il tuo nome non saremmo stati noi poveri tifosi romanisti ma degli sconosciuti.
Non potrò, non potremo, mai dimenticare quel tuo personalissimo e fammelo dire dolcissimo modo di esultare col pollice in bocca, come fanno i bambini piccolissimi nella culla o il lettino, perché la tua culla France' è stata questa città unica e piena di capolavori, capolavori a cui negli ultimi venticinque anni come dice il comune amico Enzo Salvi se ne è aggiunto un altro: Francesco Totti, il Capitano.
Quella sensazione che mi sale quando ti vedo entrare in campo dalla prossima settimana non la proverò più, ho capito però perché tu l'hai resa così forte: in campo non scende solamente il più grande campione che la Roma abbia mai avuto, il capitano da vent'anni, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi a detta dei tanti tuoi colleghi che ti hanno affrontato, scende anche il tifoso che è dentro me dalla prima volta che i colori di questa grande squadra mi hanno fatto piangere di gioia, come se ogni tifoso della Roma potesse giocare insieme a te.
E quando domenica sera (?) sentirai l'arbitro fischiare tre volte, tranquillo Francesco: quella non sarà la fine di una carriera ma l'inizio di una leggenda.
Grazie Capitano.

martedì 23 maggio 2017

LA DANZA ORIENTALE – ARTE ANTICA, PASSIONE MODERNA

Chi mi ha già letto sa bene che l’altra mia passione oltre quella per gli animali è lo spettacolo e quindi l’arte in generale.
Abbiamo scritto di attori e registi, il nostro amico oltre che come sapete amante degli animali Enzo Salvi , Claudio InsegnoMassimo BoldiPino Quartullo, Nancy Brilli, Loredana De Nardis, sono solo alcuni.
Oggi vi racconto di una delle più belle forme di comunicazione artistica, quella del linguaggio del corpo accompagnato dalla musica: la danza orientale, e ve la racconto attraverso il percorso di una danzatrice, coreografa, maestra di ballo ma non solo, da sempre immersa nella cultura del corpo: Arianna Mecozzi.



Arianna Mecozzi durante una esibizione

Frequenta fin da giovanissima il mondo dello sport, pratica ginnastica artistica, nuoto, kick boxing e culturismo. Insegna fitness dall’età di 15 anni (ha conseguito il terzo livello Reeebok di step coreografico ma sul suo sito http://www.ariannamecozzi.it  potete vedere le innumerevoli qualifiche conseguite prima nel fitness poi nella danza orientale oltre che come giudice nazionale e internazionale), frequenta corsi di danza applicata allo step in quanto da sempre attirata dal movimento abbinato alla musica e qui conosce e si appassiona enormemente alla danza orientale, il passo da un gruppo spettacolo all’insegnamento è breve: dal 2008 insegna alla palestra Full Dance 
Italia di San Cesareo, Roma ( http://www.fulldance.it/) e fonda un suo gruppo di ballo “El Benu Group”
(andate a curiosare su facebook https://www.facebook.com/ElBenuGroup/?ref=ts&fref=ts ), Benu vuole la leggenda è l’uccello sacro dal colore oro e rosso protettore di Venere che, come la Fenice, ogni cinquecento anni risorge dalle proprie ceneri.



Arianna durante un’altra esibizione

Palestra non rende giustizia alla Full Dance, dal 1992 si svolgono corsi di danza agonistica o da balera, standard, balli latini, di coppia o gruppo, tap dance, danze caraibiche, karate, kung fu, fitness, full contact e danza del ventre. E’ affiliata alla Federazione Italiana Danza Sportiva FSC C.O.N.I. e dalle sue sale sono usciti vincitori di innumerevoli concorsi nazionali e internazionali di tap dance e dance show (solo una trentina a livello europeo e mondiale) grazie alla nota coreografa Graziella Di Marco.
Ed è qui che Arianna Mecozzi ha deciso di affinare le sue capacità e sviluppare le sue potenzialità, le sue ma non solo: anche quelle del numeroso gruppo che la segue, una cinquantina tra giovanissime, ragazze, e mamme di cui parlerò prossimamente.




Momenti di uno spettacolo

Ricorda che il primo gruppo di ballo era composto da una decina di appassionate, ma in soli tre anni è riuscita a creare un folto laboratorio coreografico.
Sono del 2009 con “Orizzonti” e del 2010 con “Sensazioni” le prime prove spettacolo, ben oltre il concetto di saggio, in cui è già ben visibile lo stile personalissimo della danzatrice-coreografa, uno stile in cui la musica orientale viene piacevolmente “contaminata” da altri generi molto più popolari e conosciuti alle nostre orecchie.
Ricordiamo i veri e propri spettacoli a partire da quello allestito al Teatro Bagaglino di Roma del 2012 “Hollywood Boulevard”, filo conduttore le colonne sonore di famose produzioni cinematografiche, quelli del 2013-2014-2015 e 2016 allestiti con maestria e
professionalità al Teatro Greco di Roma con temi ogni volta profondi che vanno da quello della bellezza della vita (La Vie en rose 2013) a quello della distruzione del mondo (Destruction 2014) con la conseguente rinascita (Ad Vitam Reditus 2015), fino a quello dello scorso anno, un autentico affresco della società odierna (Once Upon a Time), si possono vedere alcuni brani di questi nei video a fine articolo.


Momenti delle prove

Alla spontanea domanda sul criterio adottato nello scegliere le musiche per i suoi spettacoli, la risposta è davvero spiazzante: “Non scelgo io le musiche per i brani ma sono loro a scegliere me“, in pratica è la vibrazione che riesce a trasmetterle la musica stessa ad ispirarla, sia riguardo al tema dello spettacolo che alla creazione delle coreografie stesse le quali ne rappresentano l’anima più profonda; questa danzatrice che potremmo senza esagerare definire una “visionaria della danza”, così facendo riesce a produrre dei movimenti abbinati a dei suoni molto particolari e grazie ad un sapiente ma mai esagerato e continuo cambio di ritmi, musiche, colori, tiene l’attenzione di chi assiste allo spettacolo autenticamente viva, anche grazie all’intelligente espediente di una quasi totale assenza di pause tra un brano ed il successivo.
Le chiedo se sia difficile riuscire a “mettere d’accordo” un corpo composto da circa cinquanta persone, che ricordiamo non sono ballerine professioniste ma proprio per questo ancora più apprezzabili, e la risposta viene da sé quando mi spiega che fondamentale è l’affiatamento tra danzatrici, rifacendosi alla concezione classica della danza orientale quella delle Almee, antiche danzatrici colte egiziane che hanno origine nell’Egitto del IX secolo, tutte donne e unite fra loro da una sintonia pressoché totale, come fossero sorelle.
E’ esattamente qui il punto focale: Arianna trasmette, e vi posso assicurare che solo guardandole provare ci si rende conto che è così, alle sue danzatrici la passione per la danza intesa come espressione altissima della vita e riesce col ballo a “tirare fuori” tutta quella parte che spesso le donne tengono dentro di sé.
Questa che definirei energia esplosiva del corpo si riflette nell’esteticità della danza del ventre, che la fa da padrona, come ho detto contaminata dalla sua conoscenza di altre danze e anche del fitness, in quanto ricordo è parte integrante del background di Arianna Mecozzi e punto di partenza da cui ha sviluppato questa personale interpretazione della danza orientale.
Entrando un momento più nel tecnico mi spiega che quando provano riescono ad avere una cognizione totale dello spazio attorno e difficoltà legate per esempio alle dimensioni del palco dove si esibiscono svaniscono, anche grazie ad una versatilità che altre danzatrici di professione magari non hanno, data loro proprio dalla diversità di musiche e movimenti a cui sono abituate.
Concluderei dicendo che di tutte le forme di arte legate al movimento, quella della danza è una delle più nobili perché come avrete ormai capito ci si dedica per ottenere risultati significativi anima e corpo, il caro vecchio “mens sana in corpore sano” dei nostri antenati direi che in questo caso calza alla perfezione. Ballare comunque, che sia a livello amatoriale o professionale, fa sempre bene e soprattutto non è qualcosa che si può improvvisare da un giorno all’altro, come invece succede in alcune strutture che per attirare persone organizzano corsi tenuti da chi non è all’altezza.
E’ praticamente pronto lo spettacolo che sarà rappresentato il prossimo primo luglio al Teatro Vascello sempre a Roma e dati i precedenti e presupposti non possiamo che essere in trepidante attesa, siete tutti invitati.
Ma di questo vi parlerò la prossima volta….













IL MIO GIRO D'ITALIA

Da oltre dodici anni risiedo a Frascati, cittadina di 22.000 abitanti che fa parte della città metropolitana di Roma  Capitale. Come pote...