giovedì 27 aprile 2017

IL PARERE DEL PRESIDENTE DELL’ENTE NAZIONALE CIRCHI ANTONIO BUCCIONI SUL DECRETO 2287-bis

Altra tappa del percorso intrapreso di analisi da fuori e dentro della realtà circense italiana in riferimento al DDL 2287 bis sulla dismissione degli animali dai circhi ( ne ho parlato qui http://www.wuoow.com/circhi-animali-e-animalisti-una-verita-troppe-bugie/ e qui http://www.wuoow.com/il-dottor-riccardo-mancini-medico-veterinario-di-animali-molto-speciali/ ), di tale realtà oggi ho avuto il piacere di parlare con qualcuno che proprio grazie alla carica che ricopre da anni conosce bene per forza di cose: il Presidente dell' Ente Nazionale Circhi, incarico che riveste dall'inizio del 2011, il Dottor Antonio Buccioni.



Entriamo immediatamente nel vivo della conversazione: "E' evidente che immaginare un circo italiano senza la presenza degli animali non può non destare una preoccupazione in ordine alla sua sostenibilità e sopravvivenza. Volendo fare una premessa di carattere storico se guardiamo a qualche anno fa possiamo dire che a partire dall'ultimo venticinquennio del secolo scorso circa, parliamo della realtà italiana, il mondo della comunicazione e dello spettacolo in generale sono stati rivoluzionati dalla esplosione di quello che si può definire lo spettacolo domestico con delle motivazioni e ragioni a mio avviso serie e profonde, in pratica allo scopo di allontanare le persone tra loro, dai luoghi di aggregazione, dalle strade per chiuderli il più possibile all'interno delle mura di casa. Questo mutamento sociale ha avuto delle conseguenze epocali e nello specifico del Circo la sua resistenza ha obiettivamente del miracoloso".

Ci dice il Presidente Buccioni, parlando di cifre e prendendo come termine di paragone un settore che fa parte anch'esso dello spettacolo, " L'industria cinematografica ha perduto la maggior parte dei suoi spettatori rispetto agli anni '60-'70, periodo in cui venivano strappati annualmente circa seicento milioni di biglietti (cifra tra l'altro sottostimata) mentre oggi il settore festeggia quando si raggiungono i cento milioni di tagliandi.
Pur essendo mutato radicalmente nella struttura logistica che tecnologica, siamo passati ad esempio dalle sedie di legno mobili alle poltroncine riscaldate o refrigerate a seconda del periodo dell'anno, dalle sale singole ai multiplex e ai megaplex, non volendo considerare parcheggi riservati e custoditi, o tutto il merchandising attorno, come negozi per fare shopping con bar e tavole calde annessi (i grandi centri commerciali ne sono esempio lampante), eppure i risultati di mercato sono spesso scarsi.
Ecco, in un contesto come questo il Circo ha resistito stoicamente anche perché lo Stato lo ha praticamente escluso aiutandolo meno che minimamente, facendo mancare la sua presenza perfino dal punto di vista logistico" (bisogna ricordare quanto sia importante la logistica per uno spettacolo itinerante?).
Il Presidente dell’E. N. C. Antonio Buccioni


Per quanto riguarda l'argomento animali, il Presidente Buccioni dichiara che la sua posizione più radicale non potrebbe essere: "L'Ente Nazionale Circhi è per una regolamentazione della presenza, se possibile ancora più rigorosa di quella esistente, degli animali nei circhi al fine di evitarne una acritica e ideologica eliminazione. Detto questo nell'ipotesi di una presa di posizione definitiva da parte della Repubblica, essendo assolutamente convinti dati alla mano che nessuno sia in grado di tenere gli esemplari meglio della categoria circense, e storicamente parlando in particolare non certo i soggetti che la realtà italiana esprime oggi, l'ENC sarà intenzionato, supportato dalla stragrande maggioranza delle strutture, ad indicare la via dell'esilio proprio perché consegnare gli animali sarebbe una resa incondizionata, che la categoria non merita.
Tutto ciò allo scopo di evitare le fantasie e gli interessi di quanti vorrebbero fare incetta dei nostri amici non umani", affermando che per lui la detenzione degli esemplari all'interno di strutture non circensi rimarrà un sogno irrealizzato. "Quando vengono a scendere sotto la soglia della tranquillità i margini di democrazia e pluralismo, è già successo per altre categorie, la dignità impone delle scelte forti ma che si confacciano alla natura di chi opera come i circensi in un ambito che non è possibile sfigurare, stravolgere alla base come sembra si voglia fare".
Ciò che al momento in Italia manca nei confronti del Circo, ci dice il Presidente, è una forma di rispetto e considerazione artistica; "Io mi auguro che il Circo Italiano non si arrrenda ad una eventuale dittatura del pensiero unico che non ci si pieghi a questo periodo, perché tale è e in quanto tale destinato a finire come a finire è destinata ogni forma di dittatura, di oscurantismo culturale e socio-culturale". Meglio l'esilio in nazioni come la Spagna o la penisola balcanica ad esempio, in cui la professione del circense è apprezzata per ciò che vale davvero e in cui lo ricordiamo operano già strutture italiane.
Per ciò che riguarda il punto di vista del pubblico prosegue il Presidente, "Coloro che non si interessano al mondo del Circo non si renderanno conto dei cambiamenti causati da una legge che costringa all'eliminazione degli animali, in pratica per chi non lo apprezza e non lo condivide così com'è probabilmente nulla cambierà, al contrario coloro che lo frequentano proprio per la presenza di questi ultimi sicuramente non potanno gradire un cambiamento radicale.
Esistono e operano in Italia e all'estero tipi di circhi denominati contemporanei, tutti degni di rispetto e che hanno per forza di cose un diverso tipo di pubblico non avvalendosi dell'ausilio animale, questi non sono etichettabili come circhi tradizionali ma fanno parte di un mondo che è quello semmai del teatro di sperimentazione ed avanguardia, e la distinzione diventa importante dal punto di vista soprattutto della contribuzione statale: se sei circo devi usufruire dei fondi destinati ai circhi, se sei teatro devi prendere fondi destinati al cinema e al teatro.
I fondamenti del circo sono una pertinenza di carattere etnico e una fisicità, e tre ne sono gli ingredienti fondamentali: i comici, gli acrobati e in ultimo ma non certo meno importante, gli animali. Tre pilastri dunque, e se ne viene tolto uno possiamo immaginare le conseguenze".
Lo stato attuale delle cose secondo l'Ente Nazionale Circhi: "Concludendo la Repubblica Italiana, nelle sue diverse articolazioni, ha tradito il Circo e lo spettacolo viaggiante in generale in quanto la Legge 18 marzo 1968 n. 337 (la normativa relativa le Attività Cirensi e di Spettacolo Viaggiante in Italia), se fosse applicata correttamente sarebbe per i tempi che percorriamo modernissima, abbisognante eventualmente solo di pochi ritocchi.
Così prosegue: "Una legge tradita nel suo fondamento cioè il diritto alla piazza: oggi per arrivare alla prima nota dello spettacolo i circensi devono realmente sottoporsi a umiliazioni, compromessi e mortificazioni indegni di un paese che vuole presentarsi come civile, anche dal punto di vista dei contributi statali abissalmente sotto la soglia della decenza".
La battaglia sarà durissima si capisce, una battaglia per diritti probabilmente mai acquisiti, e nessuno dei componenti del Circo e dell'ENC che li rappresenta si arrenderà, finisca come finisca. E, permettetemelo, personalmente sono con loro.

Ringraziamo ancora per la cortesia, chiarezza e grande disponibilità il Presidente Antonio Buccioni, il cui pensiero e punto di vista oltre che di grande valore e autorevolezza dovrebbe servire da spunto per una seria riflessione su questo argomento.  

venerdì 14 aprile 2017

IL DOTTOR RICCARDO MANCINI MEDICO VETERINARIO DI ANIMALI MOLTO SPECIALI

Abbiamo già parlato di veterinari appassionati della propria professione (http://www.wuoow.com/ignazio-pumilia-the-pets-doctor-in-music/), di animali da circo sapientemente
addestrati (http://www.wuoow.com/301-2/) e di animali da circo che rischiano di perdere le proprie famiglie e la vita probabilmente
(http://www.wuoow.com/circhi-animali-e-animalisti-una-verita-troppe-bugie/).
Oggi ho avuto il piacere di ascoltare le parole di un veteriario che ama la sua professione e la ama
perché ama i destinatari di questa: i grandi felini, mi riferisco al dottor Riccardo Mancini conosciuto nell'ambiente circense italiano e non, che apre l'intervista ricordando con somma tristezza ed affetto un collega recentemente scomparso il dottor Giancarlo De Leo.
Laureato da cinque anni all'Università di Bologna con specializzazione conseguita a Napoli in patologia delle specie avicole, del coniglio e della selvaggina, da sempre interessato
alle specie animali selvatiche e da zoo sceglie come detto il campo della medicina dei grandi felini,
tiene a dirci che tutto quello che sa lo deve al dottor Giuseppe Visigalli, altro medico veterinario per animali esotici selvatici e da zoo, direttore sanitario e titolare di una clinica veterinaria per animali esotici nonché oftalmologo, in Lombardia.
La professione che esercita lo porta a lavorare dove è necessario: nonostante la giovane età è già stato richiesto il suo supporto professionale in Slovacchia, Ungheria, Francia e Israele (potete vedere alcuni video qui https://www.facebook.com/100009698973420/videos/437386763261286/
https://www.facebook.com/zoowildmed/videos/840459229419880/ e a fine articolo).

E' medico veterinario presso il Parco Faunistico "Giada" di Lagonegro(Pz) dall'ottobre 2016 e la Calabria è la sua base lavorativa nonché sua terra d'origine. Ho scelto di parlare col dottor Riccardo Mancini per occuparmi approfonditamente della questione animali dei circhi : grazie alla sua piccola esperienza dell'ambiente circense, ricordo che è medico veterinario di note famiglie circensi, conferma che in tutte le strutture che ha avuto modo di frequentare per lavoro c'è un continuo contatto con gli animali, considerati alla stregua di componenti familiari come ho già avuto modo dire, e che buona parte delle procedure mediche sono attuate senza l'ausilio di anestesie, sempre con l'aiuto della figura del "trainer". In alcuni casi bisogna rinunciare alla procedura medica sull'animale: "Si deve capire l'animale, l'approccio psicologico è fondamentale e se quel giorno non è il più adatto si rinuncia".

Altra enorme falsità, continua, è quella che gli animali durante gli spettacoli sono sedati, "alcuni animalisti non hanno la minima idea di cosa voglia dire e cosa comporti sedare un animale", l'animale viene messo in pericolo di vita ad essere sedato e i costi da sostenere sarebbero elevati.
Entriamo un attimo nel "carattere" di questi esemplari: "i grandi felini sono predatori, alla violenza per istinto rispondono con l'aggressione e quindi l'attuale metodo di addestramento per quanto ho potuto vedere è basato su quello che viene definito in gergo rinforzo positivo, non è possibile ottenere risultati di addestramento adeguati con maniere violente. La frusta o il bastone che vediamo durante
le esibizioni sono strumenti di carattere direzionale, servono quindi al trainer per indicare all'animale cosa fare e come farlo".
In merito a quanto detto da alcune associazioni animaliste ad esempio sul presunto maltrattamento degli esemplari tiene a far notare che sempre per quanto riguarda la sua personale esperienza vivere con gli animali nei circhi significa soprattutto un sacrificio fatto volentieri da chi sull'amore per
questi meravigliosi esemplari ha costruito una professione".

Alcune associazioni animaliste demonizzano il circo e oltretutto commettono l'enorme errore di non conoscere gli animali, non sanno cosa vuol dire vederli nascere, crescerli, alimentarli, la loro la psicologia, non conoscono i concetti  di etologia e comportamenti di questi animali, inoltre non sono a conoscenza della severità delle leggi e degli aspetti burocratici che investono il mondo dei detentori di animali esotici e soprattutto (qui si entra proprio nello specifico della professione) è falso che questi animali rappresentino un pericolo per la sicurezza, in quanto ancor prima di ottenere i permessi per le specie pericolose il veterinario consulente della struttura circense, che tra i suoi compiti si deve occupare di visite, operazioni, vaccinazioni e trattamenti per i parassiti, ne richiede autorizzazione all'ufficio per la pubblica sicurezza della Prefettura. Vengono presentati dei piani di fuga, mantenimento e pulizia per ciascuna specie oltre a una perizia tecnica da parte di ingegneri o geometri sulla sicurezza delle struttura di contenimento, e sempre parlando di sicurezza è noto che gli spazi concessi alle strutture circensi sono irrisori purtroppo, ogni comune dice la legge in vigore dovrebbe avere aree attrezzate per lo spettacolo viaggiante, ma spesso non è così.

Riguardo poi alla sanità pubblica, tema fondamentale a cui il dottor Riccardo Mancini è legato in particolar modo perché aspetto intrinseco al suo lavoro, dice:"Alcune associazioni non sanno nulla al riguardo, non conoscono le malattie di questi animali , ad ogni cambio di destinazione delle strutture circensi e comunque ogni settimana veterinari ASL, ex Corpo Forestale dello Stato (attualmente Carabinieri) e commissione CITES si recano nella struttura ed effettuano i controlli della documentazione obbligatoria", come anch'io ho parlato nel precedente articolo.
Mi ricorda, e approfitto per ribadirlo se mai fosse necessario, "non è vero che gli animali vengono catturati nei loro luoghi d'origine, ma nascono e crescono in cattività con i limiti indicati dalla legge".
Interessato anche lui alla questione animali nei circhi continua: "Per quel che mi riguarda suddivido gli animalisti in tre categorie: animalisti estremisti, che non sono a conoscenza di tutto questo, non ne vogliono assolutamente parlare e coi quali è impossibile instaurare un qualsiasi tipo di dialogo e che quindi procurano solo danni liberando animali dai circhi (ho già dato le fonti internet dove reperire video di animali sequestrati e o morti o restituiti in condizioni pietose), animalisti vittime di mala informazione che però dopo essere stati informati correttamente e messi alla prova dei fatti, ospitandoli in strutture dove è possibile vedere l'amore di molti circensi verso gli animali, sono stati
costretti a ricredersi e in ultimo animalisti che fanno parte di associazioni che hanno il solo scopo di lucrare".
Il punto è sempre quello: allontanare animali nati in cattività dai loro trainer, dai loro familiari umani, vuol dire portarli alla morte non volendo considerare, ma dobbiamo, che una legge che costringa ad effettuare le attività circensi senza l'ausilio di animali porterebbe i circhi ad una lenta e inesorabile fine.

Il dottor Riccardo Mancini non dimentica di salutare calorosamente il "collega medico degli umani" Giansisto Garavelli, il quale da sempre si occupa della salute di tutti i componenti a due zampe di questo fantastico mondo e fra l'altro unico medico dei circensi a cui è andato un riconoscimento dell'Ente Nazionale Circhi.
Inoltre ci tiene ad elogiarei colleghi che come lui fanno parte dell'Albo dei Medici Veterinari dell'Ente Nazionale Circhi e la FEDEA, Federazione Europea Detentori Animali Esotici e Domestici e tutte lealtre associazioni del settore. Ringrazia inoltre tutti i suoi pazienti animali e i loro trainer.
Io personalmente ringrazio per la disponibilità Mario Zaccone, presidente della FEDEA e Antonio Buccioni, presidente dell'Ente Nazionale Circhi.
Concludendo vi dico che solo parlando, come in questo caso il dottor Riccardo Mancini, con chi vive ogni giorno la realtà degli spettacoli itineranti si può vedere la realtà delle
cose senza preconcetti, preconcetti che è troppo facile farsi ascoltando le "chiacchiere da bar" di chi, abitudine questa diffusissima, parla senza sapere.
Non finisce qui.


sabato 8 aprile 2017

FAKE NEWS. I SOCIAL CORRONO AI RIPARI

Ne avevo qui abbondantemente scritto un po' paio di mesi fa (http://www.wuoow.com/la-giungla-del-web-districarsi-tra-bufale-inganni-e-notizie-false-si-puo/) e infatti
puntualmente il signor facebook, sicuramente anche gli altri social lo seguiranno presto, cerca di correre ai ripari dal fenomeno ormai dilagante delle "fake news", io
preferisco sempre l'italiano bufale, nel web.
La notizia è che l'azienda presieduta da Mark Zuckerberg lancia in Italia e in altri 13 Paesi una guida per aiutare a smascherare le notizie false. Dopo il trionfo delle bufale
nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi, dice l'ex ragazzo prodigio di White Plains, è evidente che qualcosa non funzioni bene e un mese fa nasce il Facebook
Journalism Project cioè il social network assume a tutti gli effetti il ruolo di editore allo scopo di fornire informazioni più corrette possible e frenare l'appunto dilagante
fenomeno delle notizie false.

La guida consiste nell'introduzione di dieci regole che aiutino gli utenti a distinguere il falso dal vero, regole che scomparirebbero dopo tre consultazioni e sempre
comunque entro le 72 ore perché "oltre potrebbero infastidire le persone e diventare addirittura controproducenti" afferma Campbell Brown, un importante passato alla
Nbc e Cnn opinionista tra il Wall Street Journal e il New Jork Times prima di essere assunta dalla nota società di Menlo Park per lavorare a fianco delle testate
giornalistiche.
Come avevo fatto notare nel mio articolo, all'interno di questa guida di facebook si invitano gli utilizzatori a controllare attentamente le fonti e a fare particolare attenzione
ai titoli ad effetto, utilizzare spirito critico durante la lettura (e purtroppo è proprio questo uno dei nodi più rilevanti, pochi hanno sufficiente spirito critico), verificare
date e testimonianze, prestare ancora attenzione all'impaginazione e ai refusi (anche qui molto difficile perché chi legge dovrebbe andare su più siti per controllare,
quasi impossibile purtroppo data la tipologia di utilizzo che si fa di facebook da smartphone).
Adam Mosseri, vicepresidente della multinazionale a capo della divisione new,s, è convinto che le fake abbiamo prevalentemente scopo di lucro e molto raramente motiva_
zioni politiche e proprio per questo smascherarle vuol dire ferirle mortalmente. Facebook vorrebbe oltretutto così facendo procedere ad una alfabetizzazione degli
utenti insieme alla collaborazione con le testate giornalistiche più autorevoli, ardua impresa penso io dato che una gran parte di chi lo utilizza ha da tempo superato l'età
utile di apprendimento.
Un notevole progetto di joint venture niente male si potrebbe pensare anche se le voci di diverso avviso non sono poche; sia molti analisti della Harvard Law School che
ad esempio il nostro Guido Scorza docente di diritto delle nuove tecnologie, pensano al contrario che le "intenzioni" squisitamente politiche delle bufale siano evidenti e
che il decalogo proposto da facebook sia piuttosto scarso, pur riconoscendo che è comunque un punto d'inizio. Resta da vedere in che modo intenderanno affontare il
tema colossi come Twitter e Google, ad esempio la Germania ha appena approvato un disegno di legge che prevede sanzioni fino a 50 milioni di euro per i social network
che non dovessero cancellare le notizie false entro le 24 ore (la solita rigidezza teutonica stavolta non sarebbe un male).
Indubbiamente in tutto questo c'è poi il non trascurabile tema se si debbano ancora considerare i social semplici piattaforme di diffusione di contenuti o veri e propri
editori ma di una specie diversa da quelle a cui siamo abituati, con quanto ne conseguirebbe in fatto di responsabilità.
L'argomento diventerà prossimamente sempre più importante e interessante considerando la velocità di diffusione del mezzo web e l'ipotesi di una sua riduzione ormai
impensabile, e perché poi lo si dovrebbe ridurre quando si potrebbe invece auspicare un sistema, ci vorrà tempo, per controllarlo meglio e coglierne i buoni frutti?
Ne riparleremo ancora sicuramente di queste problematiche del web, qui sul web.

sabato 1 aprile 2017

QUALCHE VOLTA SCAPPANO (MA A NOI NO...)

Vi ho precedentemente parlato della luminosa carriera di Pino Quartullo (http://www.wuoow.com/pino-quartullo-una-vita-da-vero-protagonista/), artista
davvero a tutto tondo dei palcoscenici italiani teatrali, cinematografici e televisivi e del suo ultimo spettacolo La Strategia del Paguro che l'ha
portato insieme ai suoi colleghi fino al gennaio scorso nei teatri più conosciuti (http://www.wuoow.com/la-strategia-del-paguro-da-ieri-al-teatro-olimpico-di-roma/).
Oggi mi dedico all'opera teatrale che per il secondo anno è in turnée da febbraio e con cui Pino, che ne cura la regia, e la sua compagnia stanno girando l'Italia: "Qualche
volta scappano". Sapiente adattamento della commedia comica francese "Toutou" di Daniel e Agnès Besse che parla, pretesto molto originale la fuga del loro cane, della
crisi tra Alessandro (Pino Quartullo) e Marzia (Rosita Celentano) i quali fino al tragico episodio scatenato dall'amato quattro zampe conducono una normale e
soddisfacente vita di coppia.
Rientrando a casa Alessandro dice a Marzia che Toutou è scappato ed da lì il dipanarsi di tutta una serie di riflessioni sui loro reali rapporti, in cui sarebbe proprio la fuga
sinonimo di un disagio avvertito dal cane ma evidentemente non dai protagonisti fino ad allora apparentemente inconsapevoli, in pratica si fa strada la convinzione che
l'animale di famiglia sia diventato il termometro di una situazione che forse i protagonisti non vogliono accettare, come la mancanza di affetti ormai dimenticati e che faccia
da oggetto inconsapevole di un amore che invece tra i due protagonisti si è ormai spento.
In tutto ciò si introduce l'amico Paolo (Attilio Fontana) che svolgerà un ruolo non di secondo piano all'interno della famiglia Alessandro-Marzia-Toutou (il trailer è a fine
articolo).
Davvero azzeccata l'idea, che Pino Quartullo rende perfettamente nel suo adattamento della commedia, che sempre più spesso i nostri animali domestici  sono dei veri
e propri componenti della famiglia e secondo me giustissimo da amante degli animali come sapete, se non fosse che questo comporta però alle volte degli eccessi che
loro inconsapevoli non meritano. Tant'è che l'amico Paolo cercando di sdrammatizzare con la logica l'episodio si assumerà un compito particolare.
Gli ingredienti sono molti e come detto la commedia davvero divertente, ci dice Pino che oltre alla conferma della bravura e professionalità di Attilio Fontana, ricordiamo
fra le altre cose la vittoria nel Tale e Quale Show del 2013, una piacevole rivelazione è stata Rosita Celentano per la sua "preparazione, naturalezza e propensione alla
recitazione" e detto da qualcuno che il teatro lo mastica....
Da inizio febbraio le serate sono state molte dalla Toscana alle Marche, dal Piemonte alla Puglia e ancora Lombardia, Trentino, Emilia e Liguria, con la richiesta dove
possibile di repliche.
In occasione delle serate a Milano di metà marzo, Adriano Celentano e Claudia Mori hanno particolarmente apprezzato l'esibizione canora di Pino che all'interno della
commedia interpreta il famoso "Non succederà più" di Claudia. Una piccola confidenza ce la fa: si tratta per ora solamente di un progetto in fase embrionale, ma si stà
valutando l'ipotesi di un adattamento televisivo di Qualche volta scappano, cosa che farà sicuramente piacere ai fruitori del piccolo schermo.
Che dire, aspetto solamente di assistere di persona allo spettacolo per goderne appieno e condividere qui con voi le mie impressioni.
Ricordo che in occasione delle date romane al Teatro Quirino-Gassman dal 11 al 13 aprile gli iscritti alla pagina facebook Pino Quartullo e Pino Quartullo fans club
possono approfittare di una vantaggiosa offerta sul prezzo dei biglietti. Che state aspettando?






domenica 26 marzo 2017

L'avvilente storia di Simone Paparella e sua madre Alessandra

Altre volte ho raccontato di giustizia negata o disattesa http://www.wuoow.com/una-storia-di-ordinaria-ingiustizia-lincubo-della-famiglia-pollari/, ma questo di cui vi parlo è un altro genere di episodio di quelli che si verificano un po' per la sorte più spesso per incuria delle persone coinvolte e, ci auguriamo meno spesso, a causa della scarsa professionalità se non incompetenza dei soggetti coinvolti.
Lo scorso 28 giugno 2016 Simone Paparella, un ragazzo di trentuno anni residente ad Ostia (Rm) insieme alla mamma la signora Alessandra Tesei, durante una passeggiata nel tardo in compagnia della ragazza Rossana viene colto da un malore, immediatamente interviene un'infermiera che si trova casualmente nei paraggi la quale presta un massaggio cardiaco in attesa del 118.

Nonostante Simone fosse uno sportivo praticante e non gli sia stato mai riscontrato alcun problema, l'improvviso arresto cardiaco non gli da possibilità alcuna e sembra che quando arrivato all'Ospedale G.B. Grassi di Ostia non si sia potuto fare altro che riscontrarne il decesso.
Il caso dicevo: perché la signora Alessandra due anni prima era stata colpita da emorragia cerebrale con un conseguente mese di coma, aveva superato bene l'episodio ma come succede casi di questo genere non possono fare altro, se possibile, che rinforzare il rapporto tra madre e figlio. Immaginerete nel momento che la fidanzata di Simone avvisa telefonicamente Alessandra che genere di reazione
questa abbia potuto avere; precipitatasi nell'ospedale l'unica cosa che può è raccogliere la dichiarazione di decesso da parte dei medici del pronto soccorso, oltretutto comunicatole ci dice la signora con una insensibilità totale.
Rossana, la fidanzata, è distrutta e oltretutto sembra sia stata trattata molto male dal personale che non le ha permesso non solo di chiedere informazioni mentre Simone era all'interno, ma addirittura l'ha costretta ad aspettare in una stanza e non in sala d'attesa, e la signora Alessandra distrutta anche lei che peggio non potrebbe.
Passiamo adesso all'incuria o scarsa professionalità, sto usando un eufemismo, degli operatori del Pronto Soccorso in servizio il 26 giugno 2016. Al momento di richiedere gli effetti personali del figlio alla mamma viene risposto che non ci sono e, dopo la dichiarazione da parte dell'Ares che in ambulanza non si era proceduto allo spoglio del paziente, che sembra siano stati consegnati ad una persona presentatasi come il fratello di Simone ma la cosa è molto poco chiara perché in seguito le viene detto che comunque erano stati tagliati per intervenire sul ragazzo, ma anche qui qualcosa non torna perché non si trovano neanche le scarpe e soprattutto la catenina che Simone portava ventiquattr'ore su ventiquattro al collo alla quale era legatissimo.

Dice Alessandra: "Non è certo il valore commerciale della catenina ma quello affettivo che rappresentava per me e per mio figlio che la rivoglio" e poi è assurdo che i dipendenti addetti al pronto soccorso non svolgano il loro compito seguendo le procedure emanate dal Ministero della Salute, che Alessandra conosce benissimo in quanto dipendente da molti anni dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma(IFO).
Dopo vari tentativi a vuoto con l'ufficio relazioni pubbliche del Grassi e un esposto nei confronti della Dottoressa Cristina Valeri di turno al pronto soccorso quel giorno, ha potuto solo procedere con una denuncia formale ai Carabinieri che avrà sicuramente il suo corso dati i presupposti ma con i tempi che sappiamo della giustizia italiana.
Non è l'ennesimo caso di malasanità di cui si parla troppo spesso in questi ultimi anni ma di qualcosa da un altro punto di vista altrettanto brutto: qui è evidente una sorta di superficialità o se vogliamo di menefreghismo nel trattare una situazione tanto grave come il decesso di un giovane uomo, in cui invece non sarebbe richiesta eccessiva un minimo di umanità da parte di chi sappiamo trovarsi tutti i giorni per lavoro in situazioni simili.
Faccio gli auguri alla signora Tesei che abbia almeno dalle autorità preposte quella considerazione e soddisfazione che avrebbe meritato da chi invece non lo ha fatto per niente, promettendo di seguire fino in fondo gli sviluppi.

venerdì 24 marzo 2017

CIRCHI, ANIMALI E ANIMALISTI. UNA VERITA' TROPPE BUGIE.

Ho già trattato a margine di un altro mio articolo ( http://www.wuoow.com/301-2/ ) l'argomento di cui voglio iniziare a parlare qui più approfonditamente. Mi sono convinto a farlo perché nelle aule del nostro Parlamento si è da un pò iniziato a discutere un progetto di riforma all'interno del DDL 2287 bis in previsione di una "graduale dismissione degli animali da circo".
Posizione assunta per prima dalla la L.A.V. come noto che il 15 marzo scorso ha patrocinato presso la Biblioteca del Senato un workshop denominato "Circhi con animali in Europa, rischi per la sicurezza pubblica" (praticamente le attività circensi che si avvalgono di animali addomesticati sono considerate alla stregua di organizzazioni filo Isis o Al Qaeda...).
All'interno del documento si parla di un certo numero di incidenti verificatisi negli ultimi 22 anni con il coinvolgimento di animali dei circhi e l'intenzione di fornire uno "strumento operativo alle strutture circensi e alle autorità pubbliche che vogliano trasferire animali provenienti dai circhi in strutture idonee di ospitalità temporanea o permanente".
Si parla in tale direzione di una lista, ancora da completare, dei centri di recupero o santuari per animali selvatici appartenenti a specie esotiche conosciuti agli addetti ai lavori col nome di CRASE e CRASM (Centri recupero animali selvatici ed esotici).

Tutto ciò in linea con la tendenza europea ad eliminare gli animali dai circhi, ma attenzione sono le basi dai cui prende spunto la L.A.V. che fanno acqua e molta: tutto si fonda sul presupposto che tali animali oltre ad essere sfruttati (gli addetti ai lavori molto tranquillamente affermano che questi non svolgono alcun esercizio controvoglia, e che anzi il loro è da considerarsi esattamente come il lavoro di qualsiasi altro componente del circo) subiscono maltrattamenti e sono costretti a fare durante le esibizioni esercizi contro natura.
Niente di più falso e chiunque voglia può trovare in rete informazioni al riguardo (consiglio http://circoconanimali.weebly.com/bugie-sul-circo.html ).

I veri animalisti cioè gli "amanti degli animali" ricordo, non parlo del becero animalismo di quei soggetti ciechi che sostengono quanto sopra, sanno molto bene che da generazioni gli animali che si esibiscono e vivono nei circhi non provengono dai luoghi d'origine dei loro antenati, ma nascono in cattività. Questo può voler dire solamente una cosa e cioè che non posso trovarsi fuori dal loro
habitat visto che questo è il loro habitat e tanto meno compiere esercizi contro natura, in quanto sin da piccolissimi imparano a svolgerli insieme ai loro istruttori
Come detto la L.A.V. parla di maltrattamenti e animali costretti in gabbie anguste, anche qui niente di più falso: le gabbie di contenimento devono esistere per ovvie ragioni logistiche e non sono affatto di dimensioni irrisorie invece è riguardo ai maltrattamenti, vero punto nodale di tutta la questione, che si fa un gioco davvero poco pulito.

La legge dice che qualsiasi circo voglia esercitare la sua attività deve farne richiesta al relativo comune, il quale invia ispettori a verificare rilasciando dichiarazioni dei veterinari delle ASL e inoltre il C.F.S. (Corpo Forestale dello Stato) rilascia una certificazione denominata CITES a tutela delle specie protette sulla base di criteri emessi dal Ministero dell'Ambiente per il mantenimento degli animali nei circhi.

Mi chiedo a questo punto come fa la L.A.V. a procedere al sequestro di animali, avvalorato da dichiarazioni di altri veterinari che sostengono di trovare i medesimi in cattive condizioni? Ricordo che sempre per legge devono subire più controlli gli esemplari nei circhi che qualsiasi altro animale detenuto sul territorio italiano.....
E'già successo in passato che esemplari sequestrati e condotti in CRASE e CRASM sulle basi di cui sopra, quando non dichiarati morti o scomparsi, una volta restituiti ai legittimi proprietari (perché evidentemente il sequestro non era legale) fossero riconsegnati in condizioni pietose o in fin di vita (articoli e video disponibili in rete http://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/crasm-semproniano-inchiesta-1.1546716 https://www.youtube.com/watch?v=gXOc1gLGDkk&app=desktop ). Aggiungo che proprio perché nati in cattività gli esemplari sequestrati condotti nei presunti territori di origine o in questi centri sono regolarmente morti o addirittura si sono lasciati morire perché incapaci di adattarsi ad un ambiente sconosciuto.
Qui si va ampiamente oltre il sacro concetto animalista di voler difendere animali maltrattati ma viene il sospetto che qualcuno abbia degli interessi come già successo, è di pubblico dominio, molte volte nei casi dei canili-lager: i CRASE e CRASM sopraddetti (le famose "strutture di recupero") sono gestite da associazioni animaliste che dovrebbero occuparsi appunto del recupero degli animali invece è presumibile che ci siano forti "attrattive" economiche in quanto sovvenzionate dallo stato, non volendo considerare che a differenza di quanto si pensi già ricevono aiuti 50 volte superiori a quelle dei circhi.

Mi rivolgo a chi sostiene di amare davvero gli animali, se è così prendersela col mondo circense è la cosa più sbagliata perché proprio questi ultimi li apprezzano veramente vivendo insieme a loro giorno e notte. E poi qualcuno riesce ad immaginare uno spettacolo come quello senza cavalli, tigri, leoni, uccelli, scimmie, giraffe e ancora zebre, elefanti, pinguini o canguri?

Non finisce qui.


domenica 12 marzo 2017

IL SOTTILE CONFINE TRA LEGGE E GIUSTIZIA

Sempre più sottile secondo me il limite che distingue il concetto di Legge da quello, innato, di Giustizia. L’uomo fin da tempi antichi ha ritenuto per governare la convivenza tra simili all’interno della società di doversi porre delle regole delle norme, le cosiddette leggi appunto. Le leggi quindi automaticamente ci pongono dei limiti nelle nostre azioni quotidiane, che siano nei confronti di altre persone o anche di oggetti ed è qui l’importanza basilare di tutti gli ordinamenti giuridici. Le attuali leggi provengono da quello che anticamente fu prima il diritto in Grecia e poi a Roma, da cui appunto il Diritto Romano che ancora oggi si studia nelle università. Ora il punto che voglio trattare è se obiettivamente alcune leggi rispecchiano il senso di giustizia che come accennato abbiamo tutti dentro di noi, oppure nel corso degli anni queste se ne sono scostate.
L’episodio da cui prendo spunto è da due giorni su tutti i media: parlo del ristoratore della provincia lodigiana, Mario Cattaneo, che nel cuore della notte tra il nove e il dieci scorso avendo sentito l’allarme nel locale sottostante a casa sua, dove possiede un’attività commerciale di ristoro bar e tabaccheria, scende di corsa fucile alla mano regolarmente detenuto e si trova davanti tre malviventi provenienti sembra da un paese dell’est europeo, intenzionati ovviamente ad arraffare il più possibile. Breve è la colluttazione con uno dei rapinatori da cui ne consegue l’esplosione di un colpo che colpisce alle spalle il malintenzionato, il quale per pochi metri viene trascinato dai complici e quindi abbandonato morente.
Esiste un articolo di legge che parla di “eccesso colposo in legittima difesa” ed ecco che il signor Cattaneo che ricordiamo era in una sua legittima proprietà ed ha solamente cercato di difenderla, di difendere quello che gli consente di vivere, improvvisamente rischia una seria accusa penale ed è comunque nel frattempo indagato per omicidio volontario. Quello che voglio qui esprimere è un fortissimo senso di disagio nei confronti di una questione delicata perché la legittima difesa lo è sempre, ma anche di impotenza nel comprendere come mai una persona che si trova all’interno di casa sua dovrebbe cercare di “difendersi con le stesse armi” degli eventuali assalitori.
E siamo appunto alla differenza tra Legge e Giustizia. Se ho sempre creduto che la legge fosse sinonimo di giustizia beh, sono costretto a ricredermi in casi come o simili a questo purtroppo e voglio sottolineare anche un altro aspetto: sono anni che vediamo e sentiamo episodi di questo genere ma a quanto pare nessuno, parlo del Legislatore, si occupa di provvedere in tal senso. Uno Stato, perché le leggi rappresentano esse stesse “l’essenza” dello stato da cui vengono emanate, che non permette ai suoi cittadini almeno di dormire tranquilli in casa propria può definirsi tale? Può definirsi davvero nazione civile?
Voglio inoltre far notare, altro risvolto molto importante, che questi brutti fatti guarda caso messi in atto nella maggior parte dei casi da cittadini stranieri provenienti da paesi dell’est non accennano minimamente a diminuire anzi, probabilmente perché l’idea che questi personaggi si sono fatti della nostra nazione e delle nostre leggi è che nella peggiore delle ipotesi se la possano cavare con poco. La certezza della pena mai come oggi è solamente un concetto astratto, messaggio davvero poco edificante e non certo un esempio di alta scuola da seguire. Un genitore che voglia far crescere un figlio con determinati valori sa che è fin da piccolo che questi gli vanno insegnati, altrimenti poi è tardi (mi direbbe mio nonno l’albero si piega quando è giovane) e quindi uno Stato DEVE assolutamente mettere in campo tutte le sue capacità per far si che poi cittadini stranieri e italiani rispettino le leggi che appunto lo rappresentano.
Ecco credo che solo allora la Legge potrà iniziare a paragonarsi alla Giustizia.

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lunedì 6 marzo 2017

Populismo, ovvero chi ha paura del lupo cattivo?



Parola ormai entrata nel linguaggio mediatico ma anche del comune cittadino, che la mutua dai mass media (i mezzi di comunicazione di massa che io continuo a preferire pronunciare come si legge, dal plurale del latino medium), quasi come fosse uno spauracchio da combattere con tutte le forze a disposizione.
Vorrei, nel mio piccolo, fare un minimo di chiarezza.

L’etimologia della parola “populismo” per chi non avesse già fatto una ricerca sul web è molto semplice: il populismo era un movimento politico ed intellettuale di ideali socialisti venutosi a creare nella Russia del secondo novecento che trae però origine dall’omonimo movimento di fine ottocento che idealizzava e mirava al miglioramento delle condizioni di vita della classe contadina. Aspettativa presumo del tutto legittima, considerata la realtà sociale che poteva esserci in quei luoghi alla fine dell’altro secolo.
La definizione di populista e l’idea di populismo qui in Italia comincia a farsi sentire in coincidenza dell’ingresso dei rappresentanti e appartenenti al movimento politico 5 Stelle, partito politico fondato a fine 2009 come sapete dal noto comico Beppe Grillo e l’imprenditore Gianroberto Casaleggio, in Parlamento.
A prescindere e rispettando le idee politiche di chiunque, ciò che intendo chiarire qui è che il termine come ogni altro termine che inizia a circolare con eccessiva frequenza su tutti i mezzi d’informazione, che siano essi di carta come i quotidiani o di carattere televisivo come i tg o programmi d’attualità o di tipo tecnologico come i siti internet a cui tutti accediamo ogni giorno, è stato nel suo significato originario trasfigurato completamente.
Se è vero che il cambiamento di solito genera nell’istinto umano sempre dei dubbi e paure, scatenati dalla scarsa o inesistente conoscenza del nuovo, nelle classi dirigenti politiche ma anche in quelle economiche, solitamente genera un istinto un po’ diverso: queste non hanno paura del nuovo perché non lo conoscono, ne hanno perché potrebbero perdere il loro potere, i loro privilegi, i vantaggi conquistatisi nel tempo. In una parola i diritti acquisiti, in che modo non ha importanza. Il populismo quindi a questo punto diventa il comportamento da contrastare di chiunque tenti, non importa più badate bene se a ragione o no, di modificare il sistema vigente.


C’è poi un altro risvolto a mio avviso non meno importante e da non sottovalutare: si cerca di assimilare ad un atteggiamento populista chi fa della demagogia e cioè a chi tende a condividere i malumori di una certa classe, magari quella popolare meno abbiente come succede ultimamente o anche di alcune minoranze, cercando di ottenerne il consenso a discapito di altri. La demagogia messa così e in senso generico è effettivamente da condannare e io non posso che essere d’accordo con chi lo fa.
Siamo abituati a sentire, e non solo negli ultimi tempi, i politici italiani accusarsi reciprocamente di demagogia e mi sembra ormai chiaro che lo facciano quando si sentono toccati su di un tema e non hanno modo di controbattere con argomenti veri; ma se fare demagogia, fare populismo come si dice, vuol dire mostrare le difficoltà serie e reali di alcuni che magari non sono tecnicamente delle minoranze ma persone come me e voi che a causa di molti fattori indipendenti dalla loro volontà non hanno più la possibilità di condurre una vita dignitosa, perché hanno perso il posto di lavoro o chissà cos’altro, vuol dire prenderne le parti allora quella non è più demagogia.
In altri paesi situazioni economiche simili a quella che si è creata anche in Italia negli ultimi anni hanno portato alla nascita di formazioni politiche o alla crescita enorme di già esistenti proprio perchè queste hanno dato voce ai bisogni di fasce di cittadini che si sono trovate indifese di fronte al dilagare di una crisi inarrestabile, ne è un esempio la Francia. Oppure la tanto millantata Brexit inglese, a seguito di un regolare e democratico referendum, tra l’altro voluto dalla parte politica al governo, che doveva secondo molti analisti segnare l’inizio del tracollo dell’economia inglese. Capitolo diverso e a parte che tratterò in futuro il caso dell’elezione del Presidente degli Stati Uniti D’America Donald Trump, sottesa comunque da sentimenti molto contrastati in una nazione che apparentemente non sembrava a rischio populista ma che evidentemente avverte anch’essa una necessità di cambiamenti forti, necessità faccio sempre notare venuta fuori dopo avvenimenti e situazioni a cui non si era preparati.


Tutto questo per affermare che io ritengo completamente sbagliata l’idea di far passare il populista, il populismo, come un pericolo assoluto. Di assoluto e certo non c’è quasi nulla.


Ringrazio ancora una volta chi avrà la pazienza di leggere queste mie parole in libertà, che scaturiscono come al solito dal desiderio che conservo di esprimere sempre e comunque le mie idee, fondamento democratico di ogni società che voglia definirsi tale.

venerdì 3 marzo 2017

LETTERA CHIUSA A VITTORIO SGARBI Quando si scrive a qualcuno importante si inizia sempre così

Egregio (da una ricerca generica su google: eccellente, insigne, degno di ammirazione o di memoria) Signor Sgarbi, ho deciso di scriverle perché dopo quasi trent'anni che la vedo e la sento strillare come un ossesso ad ogni occasione le si presenti, anche quando a ragion veduta non occorrerebbe, mi sono stancato.
Accendo la tv e c'è lei che inveisce senza pietà contro chiunque le si ponga di fronte, apro una pagina internet e che ti vedo? Sgarbi ha detto, Sgarbi ha fatto, il nuovo video in cui Vittorio Sgarbi...insomma basta.
Solo l'ultima in ordine di tempo è la sua critica al sindaco di Roma Virginia Raggi perché quest'ultima avrebbe espresso il desiderio di avere FrancescoTotti come consulente, critica che tra l'altro lei pone nei termini sbagliati perché il calciatore non sarebbe stato investito di alcuna carica di "consulente supremo per la città di Roma", parole sue queste, ma solamente come parere esterno sulla ormai nota faccenda dello stadio della Roma ( rimando qui al mio http://www.wuoow.com/news/il-falso-problema-dello-stadio-a-roma).  E da lì il suo solito offendere pesantemente, sempre a voce alta, il noto sportivo (il video purtroppo non è più disponibile su yuotube). Le persone dotate della cultura che possiede lei non dovrebbero mai abbassarsi a certi livelli ma forse parafrasando la battuta di un famoso film americano, capra è chi capra la fa, cafone è chi cafone lo fa, ignorante è chi ignorante lo fa.
L'unico che abbia avuto il buon senso e il coraggio di risponderle a tono in merito è stato il noto comico romano, "lupacchiotto" come lui stesso si definisce, Enzo Salvi che come d'abitudine ci mette la faccia cosa sempre più rara (qui al contrario il video è disponibile e potete vederlo a fine pagina).
Torniamo all'Egregio.
Eccellente: colui che eccelle, sicuramente lei eccelle nell'alzare la voce con tutti quasi che questo atteggiamento automaticamente la ponga al di sopra degli altri. Ma d'altronde immagino che il tipo di pubblico a lei affezionato (brutto termine; i cani e i gatti per istinto siaffezionano e non è un'offesa per i dolcissimi animali da compagnia, le persone dovrebbero andare un po' oltre) così la preferisce, ma questo lei l'ha capito bene.                                                                                                                        Ricorderà meglio di me il noto programma televisivo che fece grossa parte nella notorietà di Gianfranco FunariAboccaperta. Io ero poco più che un ragazzino ma il fastidio che mi davano quelle persone che si urlavano in faccia le rispettive ragioni non l'ho dimenticato.                                                                                         Urlare forse serve momentaneamente solo se si ha torto e la sua intelligenza e cultura signor Sgarbi le dovrebbero automaticamente consentire di trovarsi nel 99% dei casi dalla parte della ragione, non crede?
Insigne e degno di ammirazione: ci sono in tutte le categorie delle attività umane personaggi insigni e degni di ammirazione, contemporanei ma ancora più nel passato. Lei per cosa dovrebbe essere ammirato? Per i vari figli forse che sostiene di aver avuto ma non riconosciuto? O per la sua dichiarata cattolicità subito dopo negata dal suo ateismo? Per le sue militanze politiche a dir poco allegre, che spaziano dalla destra alla sinistra? Per non parlare poi della collezione di procedimenti giudiziari a suo carico, con condanne che vanno dal plagio in una introduzione di un volume sul Botticelli del 2008, alla condanna per assenteismo del 1996 o le innumerevoli per ingiurie e diffamazione?
Degno di memoria: questo si, certamente non sarà facile da dimenticare la sua persona, o forse sarebbe meglio dire il suo personaggio, quanto reale e quanto costruito mi piacerebbe saperlo direttamente da lei.
E si che cultura e conoscenza dovrebbero essere il motore primo nella crescita e maturità di un uomo. Le pubblicazioni da lei prodotte relative al mondo dell'arte trasudano di entrambe e se solo ne fossi all'altezza le leggerei tutte, ma purtroppo a sua differenza non ho avuto la fortuna, o la capacità, di studiare e con ogni probabilità non sono sufficientemente intelligente per apprezzarle.                                     Io signor Sgarbi sono uno di quelli che lei normalmente apostrofa, magari strillandoglielo contro, una capra, animale tra l'altro molto più nobile e utile di quanto possa pensare.
Lei invece secondo me è il prototipo forse di una nuova razza: razza per cui il successo, la chiamerei però notorietà, devono arrivare prima di tutto e ad ogni costo, passando sopra gli altri e a volte sopra se stessi. Una specie che sembra in continuo aumento.
Ho scritto nel titolo lettera chiusa, seppure invece più fruibile non potrebbe essere, perché sono certo che non avrò risposta e ringrazio questo strumento in quanto mi ha permesso di dire quello che penso di lei e la possibilità ogni giorno di poterne fare uso. In fondo la democrazia è anche questa no? Che un signor nessuno dica a Vittorio Sgarbi cosa pensa di lui.

lunedì 27 febbraio 2017

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO Lo stretto rapporto tra diritto e dovere

Il titolo lo avrete riconosciuto tutti, spero. E' il testo della prima parte dell'articolo uno della Costituzione della Repubblica Italiana, ricordo entrata in vigore il primo gennaio 1948.
Devo sinceramente confessare che non avrei proprio voluto affrontare l'argomento di cui invece sono costretto a scrivere attirato dal gran numero di episodi che si sono verificati negli ultimi anni.
L'ultima notizia è di due giorni fa: un blitz dei Carabinieri nell'Ospedale Loreto Mare di Napoli ha portato all'arresto di 55 persone ora ai domiciliari e altri 39 indagati, tutti accusati di assenteismo. E non manca la varietà, si può pescare senza pericolo di sbagliare tra dottori, infermieri e personale amministrativo.  La mia riflessione parte proprio dall'assortito campionario dei soggetti indagati da cui si deduce facilmente che il "sistema vigente"all'interno del nosocomio era condiviso orizzontalmente e verticalmente fra le categorie dei dipendenti: messi sotto inchiesta 9 tecnici del reparto radiologico, 18 tra gli infermieri professionali, 6 tra gli impiegati amministrativi, infine 9 fra tecnici della manutenzione e 11 operatori socio-sanitari, queste sono le cifre per dovere di cronaca.
Un'indagine durata due anni, supportata fra l'altro da filmati, intercettazioni e pedinamenti dal novembre del 2014 al febbraio 2015, che ha portato fin qui a scoprire cifre e dati da capogiro: due degli indagati avrebbero addirittura timbrato rispettivamente 433 e 493 volte al posto di colleghi, ma è leggendo l'elenco delle "attività extralavorative" che si resta basiti, chi andava a giocare a tennis chi a spasso in un centro commerciale o addirittura un salto in gioielleria, chissà magari per evitare le file del tardo pomeriggio....Addirittura un impiegato che per incarico doveva fare da supervisore ai colleghi, controllare appunto che tutti svolgessero correttamente i propri compiti, faceva lo chef all'interno di una nota villa resort. La novità e in questo caso fa davvero piacere è che per cinquanta degli arrestati sarà obbligatorio andare a lavoro cioè sarà loro consentito uscire dai domiciliari solo per tale ragione, quella che è stata definita una sorta di legge del contrappasso dal sostituto procuratore Nunzio Fragliasso  titolare dell'inchiesta il quale ricordo assieme al procuratore aggiunto Alfonso D'avino, che ora lo assiste nella direzione dell'ufficio inquirente napoletano, scoprì negli anni '90 la famosa tangentopoli dei farmaci coll'altrettanto famoso sequestro del tesoro nella residenza dell'allora direttore generale del servizio farmaceutico nazionale Duilio Poggiolini.
Sono partito mettendo l'accento sul primo articolo della Costituzione perché se i Padri Costituenti nel 1947 hanno deciso che si dovesse iniziare ad elencare i fondamentali della nascente democrazia italiana partendo dal concetto di lavoro come mattone base a cui aggiungere gli altri per costruirci sopra una nuova Italia è perché era, ed è tuttora a mio parere, il primo e più importante fra i diritti a cui un cittadino libero possa aspirare. 
Diritti e doveri, ecco ci siamo. Se il lavoro è un diritto così importante qualcuno ha dimenticato che esso è anche un dovere. Se è vero che la ricerca del lavoro è impresa ardua , di questi tempi ancora di più purtroppo, sia per chi ha studiato vent'anni, lo sanno fin troppo bene diplomati e laureati delle ultime generazioni, sia per quelli che terminata la scuola dell'obbligo si propongono sul mercato, essa deve essere proporzionata una volta ottenuto ad una onesta "dedizione al lavoro".
Posso anche capire che oggi uno stipendio medio sia quello che sia ed arrivare a fine mese è sempre più difficile.
Posso anche capire che molti mestieri e professioni siano faticosi da un punto di vista psicologico oltre che fisico.
Posso anche capire che spesso dopo anni che si fa la stessa cosa ogni giorno passi un po' la voglia, o peggio te la facciano passare forse quelli che lavorano con te.
Ma casi come quelli dell'Ospedale Loreto Mare e anche quelli di molti altri in altre regioni, il fenomeno dei "furbetti del cartellino" sembra democraticamente diffuso dal nord al sud, non devono né possono essere giustificati assolutamente, mai.
E' vero si tratta di un numero non certo elevato rispetto alla totalità dei dipendenti statali e quelli che ogni giorno fanno il proprio dovere fino in fondo sono sempre di gran lunga la maggioranza, ma si corre credo il rischio che il modo di pensare "tutto sommato lo fanno anche gli altri" o "per quello che ti danno" sia più alto.
Il mio non vuole essere un richiamo al lavoro che nobilita l'uomo di memoria darwiniana e certamente come diceva nella sua famosa raccolta Cesare Pavese lavorare stanca, ma ho la sensazione che in una società che manda troppi messaggi sbagliati come quelli di personaggi televisivi che hanno facilmente successo, calciatori con donne bellissime al loro fianco, giochi a premi in cui se indovini una parola ti coprono di gettoni d'oro, pubblicità con bellissime ville sperdute in località fantastiche, automobili veloci, abiti costosissimi e scarpe comodissime che chiunque può indossare, la gente stia perdendo il senso profondo delle cose. 
E' lavorare onestamente che ci fa diventare uomini migliori e cittadini veri non ingannare gli altri, che tanto poi prima o poi ti scoprono. Stiamo vivendo anni difficili e occorrerà molto tempo per dimenticarli, proprio per questo riflettiamo bene e soprattutto insegniamo ad essere più uomini e più cittadini ai nostri figli, prima che sia tardi.

sabato 25 febbraio 2017

IL FALSO PROBLEMA DELLO STADIO A ROMA Come confondere le idee a cittadini, tifosi e sportivi

E ne vogliamo parlare anche noi, visto poi che l'argomento mai come in questo caso definirlo da bar sarebbe poco. Quella che non esiterei a definire "annosa questione" dello stadio della Roma a mio avviso non esiste, o meglio chiaro che esiste ma si fonda esclusivamente su false informazioni tendenti a deviare l'attenzione dell'opinione pubblica.
Cominciamo dall'inizio per chiarezza. Risulta ormai evidente (le dichiarazioni di James Pallotta di questi giorni in merito all'intenzione di abbandonare il "progetto Roma" se non si costruisse lo stadio parlano da sé) che dall'aprile 2011 data in cui la Di Benedetto A.S. Roma LLC diventa il nuovo azionista di maggioranza dell'A.S. Roma l'attenzione particolare della cordata statunitense nel rilevare il 60% della società è quello di realizzare guadagni economici.
E fin qui va tutto bene e facilmente comprensibile, sono le leggi dell'economia di mercato ad insegnare a tutti che qualcuno possa venire dagli Stati Uniti a investire in un'azienda italiana a scopo di lucro, tra l'altro non si è trattato certo del primo ed unico episodio del genere e non sarà data la situazione economica in cui versiamo l'ultimo.
E fin qui va tutto bene, euforia dei tifosi romanisti (voglio far notare che ne faccio anch'io parte, al cuor non si comanda) giustificata "so' arivati l'americani" risuona quasi come, con le dovute proporzioni, la gioia dopo lo sbarco del 22 gennaio del'44 ad Anzio....
E fin qui va tutto bene, i primi anni di gestione sono in attesa della definizione del progetto. Nel febbraio del 2012 erano già state completate le analisi dei siti adatti da parte della americana Cushman&Wakefield e viene indicata la zona dell'abbandonato Ippodromo di Tor di Valle come la più adatta, terreni che il costruttore romano Luca Parnasi è in fase di acquisizione.
E' del gennaio 2013 l'affidamento del progetto all'architetto statunitense Dan Meis specializzato in opere sportive e nel frattempo a giugno dello stesso anno Ignazio Marino viene eletto nuovo sindaco di Roma, il quale durante il suo mandato incontra anche J. Pallotta negli Stati Uniti e al cui incontro segue una lunga e difficile trattativa per i soggetti a cui assegnare la realizzazione delle infrastrutture, trattativa che giungerà comunque ad un accordo finale...
Nel marzo del 2014 viene mostrato il fatidico "plastico" nella sede del Comune di Roma, siamo abituati a vederne spesso in un noto rotocalco televisivo, e a dicembre l'Assemblea Capitolina ne sancisce tutti i crismi deliberando la "dichiarazione di pubblico interesse per la città di Roma", votazione della delibera comunque molto sofferta...Seguiranno le analisi geotecniche e relative trivellazioni per i sondaggi del terreno con i ritardi di rito e il piano definito del 2015 viene presentato ma con alcune lacune.
Comunque a metà 2016 il progetto finale viene portato al Comune ed è qui che arrivano per la società di Pallotta gli intoppi: la giunta Raggi è la terza ad occuparsene dopo quelle Alemanno e Marino e soprattutto l'Assessore all'Urbanistica Paolo Berdini si dichiara da sempre contrario.
Ilresto è cronaca di questi giorni.
Il falso problema di cui ho parlato è a mio modesto parere legato a tre precise ragioni.
La prima è che la zona dove risiede il vecchio ippodromo di Tor di Valle è a rischio idrogeologico si, come molte altre zone di Roma. Oltre a ricordare che la capitale si trova al livello del mare, voglio ricordare e dire a chi non ne fosse informato che anche il territorio dove sorge l'attuale stadio Olimpico costruito all'inizio degli anni '50 è classificato come tale e badate bene si tratta della stessa area in cui ha sede il CONI.
La seconda sta nel fatto che non è affatto necessario un altro stadio a Roma seppur di capienza inferiore all'attuale, lo dimostrano purtroppo il numero dei tifosi che si recano ad assistere alle partite, fatto questo dovuto anche ad altre problematiche legate ai noti episodi di violenza ma comunque fatto reale. L'interesse è solo della proprietà della A.S. Roma che ricaverebbe altri introiti legati a pubblicità e infrastrutture attigue allo stadio. Valutate voi la differenza tra quello che si vorrebbe costruire a Tor di Valle e quello che è stato costruito invece pochi anni fa dove si trova lo Juventus Stadium....(immagini in fondo).
E dulcis in fundo diciamola tutta, il nodo principale della questione consiste nel fatto che il costruttore Luca Parnasi, proprietario dei terreni, è disposto a mettersi in moto solamente se gli si concede di realizzare alberghi ed appartamenti: l'86% della cubatura prevista nel progetto sarà dedicata a questi ultimi e di questo non se ne fa una colpa a Pallotta, il quale sicuramente ha capito il "sistema" vigente a Roma e accettato, purché la struttura sportiva venga realizzata. Ecco il vero problema che la giunta Raggi si è trovata di fronte: realizzare un qualcosa che rientri nei criteri di pubblica utilità ma non favorire con questo una mera speculazione edilizia, insomma la classica colata di cemento e se fate attenzione infatti questo aspetto non è menzionato quasi da nessuno.
Il noto regista Francesco Rosi, morto nel 2015, realizzò nel 1963 un film per cui fui premiato col Leone d'oro a Venezia sul tema della speculazione edilizia intitolato "Le mani sulla città"; il tema era interessante nel 1963 ed è attuale quanto mai oggi. Vi posso assicurare per esperienza personale che il potere dei "palazzinari" romani è molto forte e legato alla politica fin dai lontani anni '50 e prima ancora e sono pronto a scommettere che cercheranno a tutti i costi di vincere la partita anche stavolta. Di solito non sono di parte e non voglio esserlo adesso, ma mi sento di augurare alla giunta comunale romana di vincerla lei questa partita, il cambiamento in questo caso non sarebbe una cosa dannosa per Roma.
Anzi, sarebbe proprio ora.


IL MIO GIRO D'ITALIA

Da oltre dodici anni risiedo a Frascati, cittadina di 22.000 abitanti che fa parte della città metropolitana di Roma  Capitale. Come pote...